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Economia
UBS e CS stanno soffrendo, ma meno di banche GB e Usa, esperto
Redazione
18 anni fa

UBS e Credit Suisse sono in difficoltà e presenteranno per il quarto trimestre 2008 risultati molto negativi, ma la loro situazione non è così drammatica come quella di altri paesi. Ne è convinto Manuel Ammann, professore all'università di San Gallo e direttore dell'Istituto svizzero di studi bancari e finanziari. "Mi sorprenderebbe molto se la situazione degli istituti elvetici fosse così grave come quella delle banche inglesi e americane", afferma Ammann in un'intevista pubblicata oggi da "Tagesanzeiger.ch/Newsnetz". Questo perché le società svizzere possono contare su un mercato nazionale molto stabile. Ammann sarebbe inoltre stupito se la Confederazione dovesse tornare ad aiutare UBS, perché ciò significherebbe che i dirigenti delle due società hanno commesso gravi errori. Il contribuente può quindi tirare un sospiro di sollievo? "È ancora troppo presto per dirlo", mette in guardia l'esperto. Per quanto riguarda i mercati di Gran Bretagna e Usa, stando ad Ammann si può supporre che "questa o quella banca di fatto sia insolvente". Esiste una sola soluzione per evitare un collasso incontrollato: la statalizzazione, come si è visto sull'esempio di Royal Bank of Scotland, Citigroup o Bank of America. Sempre secondo il professore sangallese il problema generale del settore è che non sono stati avviati i necessari cambiamenti strutturali: il sistema bancario presenta sovraccapacità che devono essere smaltite. In cambio del loro aiuto gli stati dovrebbero pretendere misure drastiche. Inoltre gli azionisti se la stanno cavando niente male, sebbene siano loro stessi che dovrebbero sopportare i rischi. "È strano che una società che ha beneficiato di una manovra di salvataggio versi dividendi (..): non deve essere possibile che il contribuente si sostituisca all'azionista". Una critica che per Ammann è applicabile anche a UBS. ATS

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