
UBS mantiene le sue posizioni: respinge nuovamente la pressante richiesta americana affinché consegni i dati di 52 mila clienti statunitensi sospettati di frode e reagisce chiedendo a sua volta al fisco a stelle e strisce di rivelare il numero dei presunti evasori che gli USA hanno già identificato. La rivendicazione figura nelle contro argomentazioni presentate dalla banca alla Corte di Miami, in Florida, che tra pochi giorni - il 13 luglio - dovrà esaminare la vertenza.Ieri il Dipartimento di giustizia americano ha fatto sapere che non ritirerà la causa civile contro la banca, mantenendo la richiesta - che reputa lecita - di piena trasparenza sui conti dei presunti evasori amministrati da UBS tra il 2002 e il 2007. Gli USA hanno in particolare respinto la motivazione della "buona fede" avanzata dall'istituto di credito e sostenuto che UBS ha fatto affari negli USA violando consapevolmente il diritto americano.Non ha avuto nessun peso nemmeno l'argomentazione secondo cui UBS, se rivelasse i nomi dei 52 mila clienti USA, si troverebbe nella situazione di dover trasgredire la normativa elvetica sul segreto bancario. Ma l'istituto di credito insiste, dicendo che non può "violare il diritto svizzero e i trattati internazionali", e rinvia il dossier sul piano politico: la soluzione della questione dello scambio di informazioni fiscali, sostiene, deve essere negoziata a livello governativo.UBS vuole ottenere la garanzia che le autorità fiscali americani non siano già in possesso delle informazioni reclamate: perché, se così fosse, il diritto USA non consentirebbe loro di esigere altro. Gli avvocati americani della banca hanno indicato in una deposizione che l'International Revenue Service (IRS) - l'autorità fiscale USA - ha già raccolto numerose informazioni sui conti sospetti attraverso altre vie: la vertenza, in questi casi, va quindi risolta attraverso la giustizia ordinaria, senza contare che un consistente numero di titolari sono nel frattempo usciti allo scoperto volontariamente.La banca spera di poter dimostrare che la richiesta americana di informazioni sui 52 mila clienti - l'unica soluzione, secondo gli USA, che permette di mettere le mani sugli evasori - non è altro che una "fishing expedition", ossia una raccolta abusiva di dati. Sostiene inoltre di essersi sforzata di rispondere onestamente alle esigenze USA, senza violare il diritto svizzero, e rivolge un appello ai clienti americani affinché consultino un consulente fiscale e regolarizzino la loro situazione.Il processo di Miami sarà presieduto dal giudice Alan Gold e se in quella sede non dovesse essere raggiunta un'intesa, l'ultima parola spetterà alla Corte federale. Domenica scorsa il settimanale "Sonntag" ha sostenuto che dietro le quinte si starebbe comunque lavorando per giungere a un accordo extra giudiziale, dato che il procedimento - che si annuncia lungo - comporterebbe seri inconvenienti sia per l'una, sia per l'altra parte. Stando a "Sonntag", UBS per appianare la vertenza si sarebbe detta disposta a pagare dai 3 ai 5 miliardi di dollari, ma oggi la banca nega con fermezza: si tratta di "speculazioni" e le somme citate sono "prive di fondamento".ATS
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