
In una lettera al tribunale distrettuale di Miami, dove lunedì dovrebbe aprirsi il processo contro l'UBS, la banca sottolinea che se dovesse consegnare i dati di 52'000 suoi clienti americani sospettati dal fisco degli Stati Uniti (IRS) di evasione rischierebbe sanzioni in Svizzera. L'affermazione dell'IRS, secondo cui non vi sarebbero conseguenze penali qualora trasmettesse tali informazioni, è sbagliata, sostiene UBS. Come conferma l'esposto inviato ieri alla corte dal Consiglio federale, l'istituto rischia misure severe se dovesse infrangere il diritto elvetico. Stando all'UBS l'IRS interpreta in modo errato il segreto bancario quando sostiene che dopo aver già fornito i dati di 250 clienti senza aver subito conseguenze da parte delle autorità svizzere, la banca può consegnarne anche di più. I dati trasmessi in primavera nell'ambito di un accordo, in cui è stata pagata anche una multa di 780 milioni di dollari, riguardano informazioni inerenti a transazioni americane. Il segreto bancario svizzero non si estende però a informazioni su conti archiviati all'estero. Per questo motivo è stato possibile consegnarle, argomenta l'UBS. La situazione dei 52'000 clienti è diversa. L'istituto ribadisce inoltre che il 99% dei conti sui quali l'IRS vuole ricevere informazioni contengono solo contanti e non titoli. In questo caso, in base al "Qualified Intermediary Agreement", un accordo che l'UBS e il fisco americano avevano sottoscritto nel 2001, i clienti non sono obbligati a inoltrare al'IRS un attestato per le imposte. ATS
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