
Da Twitter Donald Trump sgancia l'ennesima bomba sulla Lockheed Martin: "Visti i tremendi costi degli F-35 e il loro sforamento ho chiesto alla Boeing di fare un'offerta per la produzione dell'analogo jet F-18 Super Hornet". L'uscita del tycoon arriva il giorno dopo l'incontro nella sua residenza di Mar-a-Lago, in Florida, con i vertici dei due gruppi aeronautici. Sembrava un'occasione per stemperare i toni dopo le recenti accuse del presidente eletto che già aveva duramente criticato gli enormi costi sia dei nuovi AirForceOne, in produzione alla Boeing, sia del programma degli F-35, il più costoso della storia del Pentagono. Alla fine a sorridere è solo il colosso di Chicago, che ha promesso uno sconto su futuri aerei presidenziali e che si è detto disponibile "a fornire "prodotti e servizi per far fronte alle esigenze della sicurezza nazionale". Anche se chi - come JpMorgan - giudica "irrealistica" la sostituzione degli F-35 con gli F-18 Hornet, e spiega come i tweet del presidente eletto siano solo una forma di pressione sulla Lockheed perché abbassi il prezzo del programma da 400 milioni di dollari. Intanto però il titolo di quest'ultima, sotto i colpi dei cinguettii di Trump, precipita di nuovo in Borsa, aggiungendo perdite ai 4 miliardi di dollari già bruciati in pochi minuti in occasione del primo tweet di due settimane fa, quando il tycoon descrisse i costi degli F-35 "fuori controllo". E in ansia ci sono anche tantissime famiglie, visto che dalla produzione degli F-35 dipende il futuro di migliaia di posti di lavoro nei tre stabilimenti in cui il super-jet viene assemblato: a Fort Worth in Texas, a Nagoya in Giappone e a Cameri in Italia, in provincia di Novara.
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