
La Banca nazionale svizzera (BNS) è intervenuta sul mercato delle divise per evitare un rafforzamento del franco dopo la vittoria a sorpresa di Donald Trump nelle elezioni americane? La risposta non è nota, perché l'istituto non fornisce informazioni e gli esperti hanno opinioni opposte sul tema. Quel che è certo è che sul mercato non vi sono stati cataclismi, nonostante il franco sia tradizionalmente considerato dagli investitori un valore rifugio in caso di turbolenze. Intorno alle 06.00 la valuta americana ha toccato un minimo a 0,9550 franchi, perdendo circa il 2,5% rispetto a ieri. Ma nelle ore successive il corso si è stabilizzato e alle 11.00 è arrivato alla pari nel confronto con la seduta di ieri. L'euro è rimasto stabile fin da subito, con una lieve tendenza all'indebolimento: in mattinata il corso è salito sopra 1,08 franchi, dopo aver toccato nella notte un minimo a 1,0752. Il comportamento della divisa elvetica è diverso da quello dello yen, che si è apprezzato. E in generale le variazioni possono apparire molto contenute se si considerano i timori della vigilia. La stessa BNS lunedì si era detta pronta ad intervenire in caso di problemi legati all'esito del voto americano. C'è chi pensa che nel frattempo lo abbia fatto: è il caso degli analisti di Commerzbank, secondo cui il movimento del corso fa pensare che l'istituto sia sceso in campo "pesantemente". Anche Manuel Ferreira della Banca cantonale di Zurigo ritiene che la banca guidata da Thomas Jordan si sia mosso. Altri ritengono invece che se interventi ci sono stati, sono stati comunque minimi. Al contrario la stabilità del franco sarebbe da ricondurre sì alla fuga di molti investitori dal dollaro, ma verso l'euro. "Il movimento del dollaro nei confronti dell'euro fa il lavoro della BNS", afferma Peter Rosenstreich, stratega di mercato presso Swissquote. Conformemente alle sue abitudini, la Banca nazionale non ha da parte sua voluto esprimersi sul tema. Non è un segreto che i mercati finanziari tifavano per Hillary Clinton, considerata garante della continuità, a fronte di un Donald Trump imprevedibile nella sua politica economica e foriero di incertezza.
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