
Il presidente della Banca centrale europea (Bce), Jean Claude Trichet, ha invitato i governi europei a spiegare la loro "exit strategy" (strategia di uscita) dalle misure messe in campo per fronteggiare la crisi, ma ha anche avvertito che, nonostante i primi segnali di miglioramento, permane il pericolo di nuove ed inaspettate turbolenze finanziarie. "I governi devono spiegare in che modo intendono allentare le misure di stimolo varate per far fronte alla crisi e ritornare a politiche fiscali che siano sostenibili nel medio termine", ha detto Trichet durante una conferenza oggi a Madrid. Misure necessarie per un lento ritorno alla normalità della politica monetaria e di quella di equilibrio dei conti pubblici, che però non devono far allentare l'attenzione, perché "ci sono ancora rischi di una improvvisa emergenza per una inaspettata turbolenza sui mercati finanziari". In quest'ottica Trichet, riferendosi alle cosidette exit strategy ha spiegato che bisogna quindi "trovare un giusto equilibrio tra la necessità di agire in relazione alla grave situazione di oggi e all'altrettanto innegabile obbligo di ritornare su una strada sostenibile nel medio termine". Un punto, questo, sottolineato anche dal commissario europeo per gli affari economici e monetari, Joaquin Almunia, in una intervista alla tv dell'Ocse. "Non possiamo permetterci di uscire da questa recessione creando grandi squilibri che saranno all'origine della prossima crisi" ha detto Almunia, aggiungendo che è giunto il momento di cominciare a discutere di una "strategia del dopo crisi", a patto però che si registri la ripresa della domanda. "L'esperienza di questa crisi dovrebbe darci buoni argomenti per evitare la creazione di nuovi squilibri", ha concluso. Scettico su una strategia comune resta invece Lorenzo Bini Smaghi, membro del consiglio esecutivo della Bce, visto che i paesi dell'Unione europea restano divisi su diversi punti. Bini Smaghi, ad esempio, commentando l'accordo sulla supervisione raggiunto venerdì dal Consiglio europeo, dice che sulla necessità di rafforzare la vigilanza finanziaria a livello europeo "i leader europei hanno deciso di non decidere". Molti paesi dell'Ue - afferma Bini Smaghi sulle colonne del "Financial Times" - "evidentemente non vogliono tornare a un mercato interno meno aperto. Altri restano riluttanti sulla necessità di rafforzare i poteri di supervisione a livello europeo. Speriamo di non dovere aspettare la prossima crisi per fare una scelta più chiara". ATS
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