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Economia
Svizzera-Ue: fiscalità imprese, Berna cede su misure pressione
Redazione
12 anni fa

Nella vertenza in atto con l'Unione europea in merito alla fiscalità delle imprese la Svizzera ha dovuto piegarsi alla volontà della controparte, che rifiuta di sottoscrivere un impegno a rinunciare a nuove misure di pressione durante il processo di riforma della normativa elvetica. Da parte sua Berna ha evitato di fornire un calendario relativo ai tempi di attuazione della riforma. La notizia pubblicata da "Neue Zürcher Zeitung" (NZZ), "Tages-Anzeiger" e "Bund" è stata confermata da Mario Tuor, portavoce della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI). La clausola richiesta dalla Svizzera per evitare misure come quelle già messe in vigore da parte italiana è stata definita inaccettabile, in dicembre, dagli stati Ue. Alcuni di essi hanno infatti espresso il timore che l'incartamento possa trascinarsi per tempi troppo lunghi. Le parti dialogano da tempo sul tema e stanno lavorando a una dichiarazione congiunta. La Commissione Ue vuole sottoporre il testo il 18 marzo agli esperti fiscali degli stati membri. L'Ue ritiene discriminatori cinque regimi tributari elvetici, perché sottopongono a una differente imposizione i redditi delle imprese svizzere rispetto a quelli di aziende straniere. Si tratta a livello cantonale delle holding, delle società di amministrazione e di quelle miste, mentre a livello federale nel mirino figurano le cosiddette società principali e le swiss finance branch (entità elvetica di una società straniera che si occupa del finanziamento dell'infragruppo). Stando alla NZZ in questo dossier la Svizzera si trova confrontata con problemi analoghi a quelli della tassazione del risparmio e dello scambio automatico di informazioni fiscali. In entrambi i settori l'OCSE, organizzazione di cui fa parte anche Berna, punta nel frattempo a standard simili a quelli richiesti dell'UE. Questo rende più difficile per la Confederazione ottenere concessioni da parte dei Ventotto.

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