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Economia
Superfranco: 48% le aziende penalizzate
Redazione
15 anni fa
Lo dice un'indagine della Banca Nazionale su 211 aziende svizzere. Il settore più colpito è il manifatturiero

Come già nel primo trimestre dell'anno, negli ultimi mesi il rafforzamento del franco ha pesato sulle imprese orientate all'esportazione. Il 48% delle aziende interrogate dalla Banca nazionale svizzera (BNS) ha indicato di subire conseguenze negative o moderatamente negative a causa del rafforzamento del franco.In occasione dell'inchiesta precedente tale percentuale era del 47%, rileva l'istituto di emissione nel bollettino trimestrale pubblicato oggi. I delegati della BNS alle relazioni con l'economia regionale hanno interrogato in aprile e maggio 211 aziende, scelte in modo da riflettere la struttura produttiva del paese. Il 37% non ha constatato effetti rilevanti sull'andamento degli affari dovuti alla rivalutazione del franco, mentre il 15% ha parlato di effetti positivi. L'impatto negativo è stato accertato con maggiore frequenza dall'industria manifatturiera.Per tale comparto le conseguenze si sono estese: nel primo trimestre il 51% aveva indicato conseguenze chiaramente negative, nel secondo il 58%. In flessione invece la parte delle aziende di tale comparto che ha dichiarato un impatto moderatamente negativo, dimezzatasi al 14%. Così complessivamente la proporzione di imprese toccate dal super franco è diminuita dal 79 al 73%, scrive la BNS nel bollettino. Nel servizi invece la maggioranza delle aziende (57%) è stata risparmiata. Nel settore delle costruzioni la quota delle imprese che riferiscono di effetti positivi è scesa al 22%. Per quasi il 70% finora il rafforzamento della valuta svizzera praticamente non ha avuto conseguenze negative. Va però sottolineato - si legge nel bollettino - che determinate imprese industriali vicine al settore delle costruzioni hanno segnalato problemi risultanti dall'inasprimento della concorrenza estera. Tali società fanno tuttavia parte dell'industria manifatturiera e non hanno influenzato i dati relativi al settore delle costruzioni, spiega l'istituto di emissione. In generale, come prevedibile, l'export è l'attività più colpita. Due terzi delle aziende che hanno riferito di un impatto negativo hanno affermato che sui mercati esteri i margini si sono ridotti. Il 40% ha indicato che i listini di vendita espressi in franchi sono in discesa.Il fenomeno dei prezzi di vendita insoddisfacenti si è tuttavia rivelato un po' meno esteso rispetto al sondaggio precedente. Sembra così che una parte delle ditte elvetiche sia riuscita ad aumentare i prezzi espressi in divise estere compensando un po' le conseguenze della rivalutazione. Fra le reazioni delle imprese, quella più frequente è la compressione dei costi di produzione. Gli oneri del personale sono ridotti tramite una diminuzione degli effettivi o la rinuncia a nuove assunzioni. Molto diffuso è il ricorso a strategie di copertura dei rischi di cambio. Infine la rivalutazione del franco spinge parecchi imprenditori (oltre il 30% di quelli che subiscono un impatto negativo) a riflettere sugli orientamenti strategici fondamentali della loro azienda, conclude la BNS.Fra le aziende che hanno riscontrato conseguenze positive, il 70% ha beneficiato di costi in calo e/o di un miglioramento dei margini di guadagno (quasi l'80%). Un terzo ha menzionato condizioni favorevole agli investimenti e alla ricerca e sviluppo. Solo una minoranza ha reagito con una riduzione dei prezzi di vendita in Svizzera (22%) o aumentando i salari e la partecipazione agli utili, osserva la BNS. ATS

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