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Economia
Sika: nessun passo avanti in vertenza Saint-Gobain
Redazione
9 anni fa

Nessun passo avanti nella vertenza che dura ormai da anni fra i vertici aziendali del gruppo Sika e gli eredi della famiglia fondatrice riguardo a un possibile passaggio di proprietà al colosso francese Saint-Gobain. "L'obiettivo rimane quello di trovare una buona soluzione per Sika e per la famiglia Burkard", ha affermato oggi il nuovo presidente della direzione Paul Schuler durante la giornata degli investitori. Una decisione giudiziaria di seconda istanza - il caso è all'esame del tribunale d'appello del canton Zugo - è attesa nelle prossime settimane. Per la dirigenza del produttore di specialità chimiche con sede a Baar (ZG) l'accordo del 2014 della famiglia Burkard con il concorrente francese non è accettabile, ha ribadito Schuler. Per uscire dall'impasse, il CEO in carica dal primo luglio ha una volta ancora proposto il riacquisto, da parte dell'impresa, della quota Burkard: a suo avviso una buona soluzione per superare le divergenze. Come noto il bracco di ferro è in corso dal dicembre 2014, quando la famiglia fondatrice Burkard-Schenker, che controlla il gruppo attraverso la società Schenker-Winkler Holding (SWH), annunciò l'intenzione di vendere la sua partecipazione (del 16% del capitale, ma del 53% dei diritti di voto) al gruppo francese Saint-Gobain per 2,75 miliardi di franchi, un prezzo di vendita che era allora superiore dell'80% al valore di mercato delle corrispondenti azioni. Gli altri azionisti erano rimasti a bocca asciutta: a loro non era stata fatta alcuna offerta. Un modo di procedere che aveva scatenato le ire di vari attori, fra cui diverse società di investimento straniere. Pure i manager aziendali - a cominciare dall'allora CEO Jan Jenisch - erano saliti sulle barricate, cercando di contrastare l'operazione: a loro avviso la fusione avrebbe distrutto un modello industriale di successo. Fondata nel 1910 e con un giro d'affari di 5,6 miliardi nel 2016, Sika è attiva a livello mondiale nelle specialità applicate all'edilizia e all'industria, in particolare nello sviluppo e nella produzione di sistemi per incollaggio, sigillatura, isolamento, rinforzo e protezione di strutture. Il gruppo che l'anno scorso ha conseguito un utile netto di 567 milioni fa gola a Saint-Gobain, azienda francese che produce materiali per l'edilizia che vanta vendite annue per 39 miliardi di euro. Una società che può contare su una storia ultracentenaria: è stata infatti fondata nel 1665, per volere del Re Luigi XIV, con lo scopo di realizzare la Galleria degli Specchi del Palazzo di Versailles a Parigi. L'astioso conflitto giuridico viene osservato con parecchia attenzione anche all'estero. Questo perché non sono poche le aziende elvetiche che hanno importanti quote detenute da investitori stranieri e un eventuale chiarimento giuridico sul diritto azionario potrebbe avere parecchia importanza in casi analoghi. La vertenza si gioca poi su diversi piani e non sono mancati neanche gli interventi di personalità politiche, schieratesi dall'una o dall'altra parte. Interessante è a questo proposito considerare il corso del titolo Sika in borsa: crollato in due giorni del 32% nel dicembre 2014, vale oggi 7190 franchi, assai più quindi dei 3886 franchi a cui era stata scambiata alla vigilia dell'annuncio dell'operazione Saint-Gobain. In questi anni la performance del titolo Sika - che nel maggio scorso è anche entrato nell'olimpo dell'SMI, il listino che raggruppa i 20 valori principali della borsa svizzera - è stata nettamente migliore di quello del concorrente francese: per la direzione della società elvetica un argomento supplementare per rifiutare di passare nell'orbita di Saint-Gobain. I risultati di Sika sono migliori di quelli di Saint-Gobain, ha ribadito oggi Paul Schuler. Gli obiettivi rimangono inoltre ambiziosi: quest'anno è attesa una crescita delle vendite del 6-8%. È inoltre prevista l'apertura di otto stabilimenti e tre filiali nazionali. Pure confermati sono gli obiettivi della "strategia 2020", che vertono su un margine Ebit del 14-16% e su un utile operativo di oltre 1 miliardo entro tre anni.

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