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Svizzera
Settore alberghiero, l'aliquota speciale dell'IVA non va prorogata oltre il 2027
Ats
8 ore fa
Ne è convinto il Consiglio nazionale che oggi, con 105 voti contro 75 e 15 astenuti, non è entrato in materia su un disegno del Consiglio federale frutto di una mozione della «senatrice» Esther Friedli (UDC/SG)

L'aliquota speciale dell'IVA per le prestazioni nel settore alberghiero, del 3,8%, non va prolungata oltre il 2027. Ne è convinto il Consiglio nazionale che oggi, con 105 voti contro 75 e 15 astenuti, non è entrato in materia su un disegno del Consiglio federale frutto di una mozione della «senatrice» Esther Friedli (UDC/SG). Il dossier passa ora agli Stati.

Qualora anche la Camera dei Cantoni si esprimesse contro l'entrata nel merito, il settore dovrà pagare un'aliquota ordinaria dell'IVA dell'8,1%. La votazione odierna alla Camera del popolo è stata preceduta da accese discussioni. La maggioranza commissionale ha sottolineato che la proroga dell'aliquota speciale è uno strumento collaudato, finanziariamente sostenibile per la Confederazione, il cui obiettivo è quello di sgravare ampiamente il settore turistico. Questo obiettivo - ha sostenuto Philipp Matthias Bregy (Centro/VS) a nome della commissione - è tuttora giustificato, alla luce del franco forte e del fatto che il turismo è molto sensibile alle crisi e deve continuamente subire battute d'arresto, si pensi per esempio alla guerra in Iran.

Ne beneficiano soprattutto grandi strutture

Quella che era la minoranza commissionale ha invece sostenuto che l'aliquota ridotta non è uno strumento mirato e che il suo effetto sul turismo è notoriamente limitato. A beneficiarne sono soprattutto le strutture ricettive di grandi dimensioni, che difficilmente ripercuotono lo sgravio sui propri ospiti, hanno sottolineato vari oratori di sinistra come di destra.

Ci si può chiedere, ha detto Paolo Pamini (UDC/TI), se uno strumento di incentivazione di questo tipo sia ancora appropriato, considerando che a beneficiarne sarebbero soprattutto gli hotel e le grandi catene nelle città, e non i piccoli alberghi delle regioni periferiche. A titolo personale, Pamini ha sostenuto il progetto - anche perché i suoi suoceri hanno un hotel sulla Piazza Grande a Locarno - ma ha aggiunto che il suo gruppo parlamentare era fortemente diviso.

Altri oratori, come Jürg Grossen (Verdi liberali/BE), hanno rilevato come, dopo il crollo dovuto alla pandemia di coronavirus, il turismo svizzero si trovi ora ai massimi storici e non necessita più di un'aliquota speciale nel settore alberghiero.

Prorogata sei volte

Al voto, il «no» alla proroga dell'aliquota speciale sino al 2035 è stato sostenuto dalla sinistra, dai Verdi liberali e da una maggioranza di esponenti dell'UDC, mentre solo il Centro e la metà dei rappresentanti del PLR erano favorevoli al rinnovo.

L'IVA ridotta per il settore alberghiero è entrata in vigore nel 1996 ed è poi stata prorogata per sei volte. Un aiuto quindi che la maggioranza commissionale (seppure di misura, per 13 voti a 11) non intendeva abbandonare - scade nel 2027 - tant'è che ha accolto la mozione Friedli nel 2025 per un ulteriore prolungamento.

Tale mozione era però invisa all'Esecutivo, poiché il tasso ridotto causa minori entrate per lo Stato pari a circa 300 milioni di franchi all'anno, e ciò in un periodo di difficoltà finanziarie. Per il Consiglio federale, inoltre, la situazione economica attuale del settore alberghiero, che negli scorsi anni ha registrato cifre record, non giustifica più la prosecuzione di tale sovvenzionamento. Per questa ragione il Governo, per bocca della ministra delle finanze Karin Keller-Sutter, ha rinunciato a chiedere al Parlamento di approvare il progetto in questione.