
UBS fornirà al governo di Washington i nomi di migliaia (dagli 8 ai 10 mila) di suoi clienti americani che hanno depositato una parte della loro ricchezza presso l'istituto: soldi materialmente versati nella Confederazione elvetica o gestiti da società basate in altri "paradisi fiscali". E sui quali sarebbero stati evasi gli obblighi fiscali. L'accordo, preannunciato nei giorni scorsi dai governi dei due Paesi, è stato ufficialmente confermato ieri dagli avvocati del ministero della Giustizia statunitense al giudice distrettuale di Miami, Alan Gold, che si sarebbe dovuto pronunciare sulla denuncia contro l'UBS presentata proprio dal governo Usa nel febbraio scorso. È la prima volta che Berna accetta di far cadere - anche se solo in parte - il velo del segreto bancario. La trattativa è stata lunga e molto elaborata proprio perché la Svizzera ha difeso fino in fondo il principio della confidenzialità del rapporto tra istituti di credito e clienti: una consuetudine che risale al tredicesimo secolo e che è stato sempre difesa.A Washington si incassaPer Washington va bene così: da quando l’UBS negozia, infatti, gli uffici dell'IRS (il Fisco Usa) sono stati presi d'assalto da migliaia di contribuenti pronti a regolarizzare la loro posizione, riportando i loro fondi in patria. UBS soddisfattaL'UBS è soddisfatta dell'accordo extragiudiziale raggiunto con le autorità fiscali americane. Kaspar Villiger, presidente del consiglio di amministrazione dell'UBS ed ex consigliere federale ha ringraziato per "l'impegno formidabile" il governo e la delegazione svizzera che hanno negoziato l'intesa, stando ad un comunicato della banca. L'istituto precisa che non fornirà nessun dettaglio fintanto che il testo non sarà stato firmato dai rappresentanti delle due parti.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

