
La Segreteria di Stato dell'economia (SECO) considera modesto il rischio di una deflazione, ossia di una situazione di prezzi in discesa su larga scala e su un lungo periodo. "Siamo molto lontani da una simile situazione", ha commentato oggi Aymo Brunetti. Il pericolo di una deflazione "teoricamente sussite, ma non è elevato", ha affermato il capo economista della SECO. Sull'insieme del 2009, la SECO pronostica una riduzione dello 0,2% del livello dei prezzi al consumo. Gli esperti della Confederazione per il 2010 si aspettano un rincaro medio dell'1%. La spinta inflazionistica durata fino allo scorso autunno, sotto la spinta dell'aumento del costo del petrolio, non è più attuale. Il rincaro aveva toccato il massimo degli ultimi 14 anni oltrepassando il 3% nel luglio 2008. La settimana passata la Banca nazionale svizzera (BNS) aveva dal canto suo avvertito del pericolo di una deflazione. L'istituto di emissione farà di tutto per impedire una tale evoluzione, immettendo molto denaro nel circuito economico, era stato indicato. La BNS prevede un calo dei prezzi dello 0,5% nel 2009 e un livello praticamente invariato nel 2010. Nelle fasi di deflazione i consumatori attendono per procedere agli acquisti e le imprese per effettuare gli investimenti, contando su un'ulteriore discesa dei prezzi. Si crea così un circolo vizioso: una domanda in calo si traduce in un minor utilizzo delle capacità di produzione e porta a una flessione dei prezzi. Si ritiene che sia oltremodo difficile spezzare tale spirale discendente. ATS
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