
Barack Obama entro la fine di questa settimana firmerà nuove sanzioni economiche contro Mosca. Ma in America crescono la perplessità e la preoccupazione per il possibile 'effetto boomerang' della linea dura perseguita dalla Casa Bianca nei confronti del Cremlino. Si fa avanti il timore, insomma, che tutti possano alla fine essere trascinati dal tracollo economico e finanziario del gigante euroasiatico. I fatti sono davanti agli occhi di tutti: il rublo precipita, la Borsa moscovita è in caduta libera, l'economia russa affonda. È vero - sottolinea il segretario di stato americano, John Kerry - la situazione "non è legata solo alle sanzioni, ma anche ad altri fattori come il crollo del prezzo del petrolio". Ma è altrettanto vero - sottolineano molti analisti - che la Russia sta oramai diventando una zavorra sempre più pesante che rischia di far sprofondare l'intera economia globale. Quella americana compresa. Il ricordo del 1998, quando il default di Mosca portò al quasi tracollo di Wall Street, è ancora vivo. Oggi - sottolinea il Financial Times - la finanza globale è certamente meno esposta al debito sovrano della Russia, grazie a riserve per un ammontare di 416 miliardi di dollari che proteggono Mosca dall'impatto di turbolenze finanziarie esterne. Ma quando si parla di banche e di società il discorso cambia: secondo la banca centrale russa devono ripagare entro la fine del prossimo anno una somma di almeno 134 miliardi di dollari, tutti debiti in divisa straniera. E con il valore del rublo di fatto dimezzato, l'operazione diventa molto più complicata, a rischio insolvenza. Con tutti i pericoli che ne conseguono per la finanza e l'economia globali. Conseguenze che unite al crollo del petrolio - spiega sempre il Ft - possono innescare una vera e propria "conflagrazione" del sistema finanziario internazionale.
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