
Poco meno di un anno fa - il 16 ottobre 2008 - la Confederazione è stata costretta a correre in aiuto dell'UBS con un'azione congiunta con la Banca nazionale (BNS) e la Commissione federale delle banche. Con un'operazione senza precedenti al fine di salvare l'istituto e proteggere l'intera economia nazionale, il governo ha accordato all'UBS un prestito di 6 miliardi di franchi obbligatoriamente convertibile in azioni e la BNS si è fatta carico di una montagna di titoli tossici.In un primo tempo si era parlato di attivi illiquidi dell'UBS fino a 60 miliardi di dollari, da immettere in un veicolo apposito chiamato StabFund. Proprio per dare un cuscinetto di mezzi propri a tale veicolo, Berna ha dovuto mettere a disposizione della banca 6 miliardi di franchi.Il 10 febbraio 2009 l'UBS ha poi comunicato - unitamente ai conti 2008 chiusi con un rosso di oltre 20 miliardi di franchi - di aver trasferito meno attivi illiquidi di quanto previsto in precedenza: 38,7 miliardi di dollari.L'operazione eccezionale riflette il peso del gigante bancario nell'economia elvetica: troppo grande per essere lasciato fallire, "too big to fail".Il salvataggio ha sollevato numerose critiche: per molti esso illustra perfettamente il principio della socializzazione delle perdite e della privatizzazione dei profitti.Nel frattempo la Confederazione è uscita dall'UBS. Il giorno stesso della firma dell'accordo extragiudiziale con gli Stati Uniti sulle rivendicazioni del fisco americano nei confronti dell'UBS, il Dipartimento federale delle finanze ha annunciato la conversione del prestito in azioni e la vendita della partecipazione.Il collocamento delle azioni UBS è avvenuto il 20 agosto tra investitori istituzionali in Svizzera e all'estero al prezzo di 16,50 franchi l'una per un totale di 5,48 miliardi di franchi, ossia circa mezzo miliardo in meno rispetto ai 6 miliardi investiti dallo Stato. Ma occorre anche tener conto che la Confederazione ha rivenduto alla banca il diritto al pagamento delle cedole rimanenti sul prestito per 1,8 miliardi di franchi. Le condizioni prevedevano un tasso di interesse del 12,5%. Per Berna la transazione si è tradotta in un guadagno netto di 1,2 miliardi circa.Quanto ai titoli tossici, attualmente sono a quota 25,5 miliardi di franchi. La probabilità che dall'operazione risulti una perdita per la BNS è del 50%, ha affermato la settimana scorsa Thomas Jordan, membro della direzione dell'istituto di emissione.Di recente UBS ha indicato di essere interessata a riacquistare gli attivi illiquidi. Ma nella situazione attuale i titoli a rischio non possono essere restituiti, ha rilevato Jordan. L'Autorità di vigilanza sui mercati (FINMA) stima che l'UBS potrebbe ritrovarsi di nuovo in una posizione delicata. È d'altro canto vero che il valore di tali attivi finanziari è salito dal secondo trimestre 2009. Secondo il professore sangallese Manuel Amman, è immaginabile che la BNS possa realizzare un guadagno su tali titoli.
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