
Nel 2017 i salari in Svizzera dovrebbero praticamente ristagnare in termini reali: lo affermano gli economisti di UBS, che prevedono un aumento medio degli stipendi dello 0,6%, a fronte di un'inflazione stimata allo 0,4% per lo stesso periodo di tempo. L'incremento reale delle retribuzioni sarà quindi solo dello 0,2%, inferiore a quello di quest'anno. A scombussolare le carte è il rincaro, spiega UBS in un comunicato odierno. Nel 2016 infatti l'aumento medio nominale è stato inferiore, pari allo 0,5%, ma a causa del crollo del prezzo del petrolio registrato a inizio anno e delle ripercussioni dello shock legato ai tassi di cambio l'inflazione dovrebbe risultare leggermente negativa, nell'ordine del -0,3%. Per il 2016 quindi ne deriva un aumento dei salali reali dello 0,8%, ben più marcato dello 0,2% previsto per l'anno prossimo. Le prospettive salariali sono modeste nonostante il clima di fiducia delle imprese, affermano gli specialisti di UBS, che hanno condotto un sondaggio fra l'8 settembre e il 5 ottobre 2016 presso 314 imprese e associazioni di lavoratori e di datori di lavoro. Le aspettative riguardanti l'andamento generale dell'economia elvetica sono infatti decisamente migliorate: oltre la metà delle aziende prevede una ripresa moderata per l'anno prossimo, mentre nel 2015 solo un quarto condivideva questo parere. Il quadro è analogo per quanto concerne l'andamento della disoccupazione: nel 2015 quasi due terzi degli interpellati prevedevano ancora un aumento del tasso dei senza lavoro, mentre nel 2016 la quota è scesa a un quarto. Malgrado le prospettive economiche ottimiste nel 2017 l'andamento medio degli stipendi reali dovrebbe quindi subire una flessione. Da un lato peserà l'inflazione annua, che per la prima volta dal 2011 è prevista positiva, dall'altro vi sarà una compensazione degli aumenti dei salari reali recentemente molto elevati. L'inflazione, che negli ultimi anni è risultata in generale sempre inferiore alle previsioni, ha determinato dal 2008 un aumento annuo delle retribuzioni reali dell'1,2%, superiore alla media pluriennale.
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