
Il Bundesrat, la camera dei Länder tedesca a maggioranza rosso-verde, ha affossato oggi definitivamente l'accordo fiscale con la Svizzera. Senza sorprese, l'ultimo tentativo di "ripescare" l'intesa Rubik è fallito. L'accordo negoziato fra Berlino e Berna prevedeva un'imposta alla fonte del 21-41% per regolarizzare i capitali finora depositati in nero nelle banche elvetiche e un'imposta analoga del 26,375% sui redditi futuri degli stessi. Garantiva inoltre l'anonimato dei titolari dei conti. Il 17 gennaio il Bundestag, a guida cristiano-democratica e liberale, aveva respinto la proposta della conferenza di conciliazione di bocciare definitivamente l'intesa. ATSIl commentoLa Germania non è certo un paese di poco conto. Il suo peso specifico è direttamente proporzionale alla sua potenza economica. Il NO del Bundesrat è sicuramente un segnale politico. Non dimentichiamo che nel mese di settembre ci saranno le elezioni federali. Ciò non toglie che quello che fanno i tedeschi è visto con molto interesse e spesso viene usato come paradigma non dichiarato anche da altri paesi. Non da ultima l'Italia. Ed è proprio l'Italia che interessa da vicino il Ticino. Anche nelle vicina Penisola il voto è dietro l'angolo. Il 24 febbraio i cittadini italiani andranno alle urne. Una cosa è certa: l'incertezza. Che peso avrà il NO definitivo tedesco nell'approccio del nuovo Governo italiano agli accordi con la Svizzera? Ma anche il peso delle dichiarazioni di Lorenz Hess, vicepresidente del PBD svizzero, sulla necessità di iniziare delle discussioni con l'UE in merito allo scambio automatico di informazioni bancarie potrebbe essere una carta che qualcuno vuole giocare. Insomma, con la decisione tedesca il segreto bancario svizzero, perlomeno quello che rimaneva, rischia di veramente scomparire molto prima di quanto previsto. Rubik avrebbe dato il tempo di trovare le alternative al modello di business precedente. Ora tutto andrà molto più velocemente. Una piccola speranza potrebbe essere il risultato delle urne tedesco di settembre. Se dovesse risultare una maggioranza più propensa al dialogo con la Svizzera, allora forse si potrà salvare qualche cosa. Ma i segnali sono poco incoraggiati per Angela Merkel. Se a questo aggiungiamo che il candidato per la SPD sarà Peer Steinbrück, non propriamente un amico della Confederazione, ecco che il quadro si fa ancora più cupo.[email protected]
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