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Economia
Richemont: vendite e utili in crescita nell'ultimo esercizio
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Ats
7 giorni fa
A fare da traino al gruppo che riunisce vari marchi del lusso è stato in particolare il settore dei gioielli

Richemont ha messo a referto numeri in crescita sia alla voce ricavi sia a quella redditività nel corso dell'esercizio 2025/26, chiusosi a fine marzo. A fare da traino al gruppo che riunisce vari marchi del lusso è stato in particolare il settore dei gioielli. Le vendite sono aumentate del 5% a 22,4 miliardi di euro, ha precisato in una nota odierna la società con sede a Ginevra. Il risultato operativo Ebit è progredito dell'1% - o del 23% a tassi di cambio costanti - a 4,5 miliardi, per un margine corrispondente del 20% (20,9% un anno fa). L'utile netto è dal canto suo schizzato del 27% a 3,5 miliardi. A fare la parte del leone è stato il segmento della gioielleria, con un fatturato progredito dell'8% a 16,5 miliardi. Per contro quello dell'orologeria ha vissuto un calo (-4%) a 3,1 miliardi. La solida performance porta con sé buone notizie anche per gli azionisti di Richemont, holding proprietaria di noti brand come Cartier, Piaget e Montblanc. Verrà infatti proposto loro un dividendo di 3,30 franchi per titolo, contro i 3 franchi attuali. I risultati sono stati migliori di quelli ipotizzati alla vigilia dagli analisti sondati dall'agenzia finanziaria AWP per quanto concerne i ricavi. Sono invece rimasti leggermente al di sotto delle aspettative sul fronte degli utili. Come di consueto, i vertici del gruppo non hanno fornito previsioni concrete per l'esercizio 2026/27.

«Non siamo preoccupati per l'impatto del Medio Oriente»

Il gruppo Richemont non è particolarmente preoccupato per l'impatto del conflitto in Medio Oriente sui suoi affari: l'attenzione è rivolta alla sicurezza e alla salute dei dipendenti e dei clienti coinvolti, ha affermato oggi il presidente del consiglio di amministrazione Johann Rupert nella conferenza telefonica di commento ai dati dell'esercizio 2025/2026 del colosso ginevrino del lusso. La guerra in Iran non influirà in modo determinante né sul bilancio né sul conto economico, ha assicurato.

Il fatturato nella regione Medio Oriente e Africa è diminuito del 3% nel quarto trimestre dell'esercizio passato, chiuso a fine marzo. L'azienda attribuisce questo calo alla minore domanda locale e al minor afflusso di turisti dopo lo scoppio della guerra in Iran, a fine febbraio. Mentre i turisti sono venuti a mancare, i clienti residenti continuano comunque a fare acquisti, ha sottolineato il CEO Nicolas Bos. La società non ha inoltre riscontrato alcun impatto del conflitto sulle attività in Asia.

L'impresa, che comprende nel suo portafoglio marchi del calibro di Cartier, IWC e Jaeger-LeCoultre, ha anche fatto sapere di non aver ancora deciso in via definitiva se richiedere il rimborso dei dazi americani: si sta ancora valutando la questione, ha detto Rupert. Le barriere tariffarie statunitensi non dovrebbero però incidere in modo significativo sulle vendite: ciò che fa davvero male e pesa sui margini sono l'elevato prezzo dell'oro e gli effetti valutari negativi, ha chiosato il 75enne.

In borsa l'azione Richemont si è presentata oggi assai volatile: partita in rialzo del 4%, nel corso della mattinata ha virato in negativo, sino a perdere circa il 2% alle 10.30. Dall'inizio di gennaio il corso è sceso del 10% e negativa è la performance anche in un anno (-4%), mentre sull'arco di un lustro si registra un +55%.

Compagnie Financière Richemont - questa la ragione sociale completa - è una holding con sede a Ginevra che riunisce vari marchi del lusso nei comparti degli orologi, dei gioielli, delle penne e dei vestiti. È stata fondata nel 1988 dall'imprenditore e miliardario sudafricano Anton Rupert (1916-2006). L'attuale presidente del consiglio di amministrazione Johann Rupert è suo figlio, nato nel 1950.