
Richemont ha sofferto per la crisi economica nei primi cinque mesi dell'esercizio 2009/10. Il gruppo ginevrino attivo nel settore del lusso ha visto le sue vendite calare del 16% (in euro) rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. In valute locali la contrazione è addirittura del 21%. La flessione è più pronunciata in America dove, da aprile a fine agosto, il fatturato è sceso del 36%, contro un -22% in Europa e una crescita del 5% nella regione Asia-Pacifico. In Giappone tuttavia è stato registrato un calo del 7%, ha indicato oggi il gruppo in una nota. Richemont non ha pubblicato cifre assolute. A soffrire sono state soprattutto le vendite di orologi (tra i marchi vi sono Jaeger-LeCoultre, Piaget, IWC, Baume & Mercier) e gioielli (Cartier, Van Cleef & Arpels), che hanno accusato una diminuzione rispettivamente del 18 e del 14%. Il fatturato della Montblanc è diminuito del 17%. Nel segmento "Altre attività", che comprende tra l'altro il marchio Chloé, la flessione è stata del 23%, a seguito della contrazione della domanda dell'industria orologiera elvetica. Gli accessori e gli articoli in pelle (Alfred Dunhill e Lancel) hanno resistito meglio (-1%). La contrazione del giro d'affari ha rallentato, afferma il presidente del Consiglio d'amministrazione Johann Rupert, citato nel comunicato. Nonostante un controllo severo dei costi - ha aggiunto - bisogna però attendersi una redditività sensibilmente inferiore nel primo semestre. Richemont si considera comunque ben posizionata per tornare a crescere non appena i consumatori riprenderanno a spendere. L'evoluzione delle vendite rientra nelle previsioni degli analisti. La flessione nel Nordamerica è stata inferiore alle attese, mentre quella in Giappone superiore. ATS
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