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Economia
Recessione aggrava clima sociale
Redazione
16 anni fa

Il persistere della recessione sta aggravando il clima sociale in numerosi paesi. A dirlo è il nuovo studio dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) con sede a Ginevra, nel quale si riconosce che, dopo oltre due anni di crisi, l'economia globale ha ricominciato a crescere. In alcuni paesi, in particolare nelle economie emergenti di Asia e America Latina, si assiste ad incoraggianti segnali di ripresa del mercato del lavoro. Tuttavia, il Rapporto dell'International Institute for Labour Studies dell'Ilo avverte che "nonostante questi significativi risultati, nuove nubi sono apparse all'orizzonte e le prospettive dell'occupazione sono notevolmente peggiorate in numerosi paesi". Lo studio segnala che, se le attuali politiche persistono, la situazione occupazionale delle economie avanzate ritornerà ai livelli antecedenti la crisi non prima del 2015 e non più, come previsto un anno fa, entro il 2013. Allo stesso tempo, afferma il Rapporto, nei paesi emergenti e in via di sviluppo, nonostante l'occupazione abbia iniziato a riprendersi, sono ancora necessari oltre 8 milioni di nuovi posti di lavoro per ritornare ai livelli pre-crisi. "Più lunga sarà la recessione del mercato del lavoro, maggiori saranno le difficoltà di trovare un nuovo impiego per le persone in cerca di lavoro", prosegue il Rapporto. "Nei 35 paesi per cui sono disponibili dati, circa il 40% delle persone in cerca di lavoro è disoccupato da più di un anno e rischia di demoralizzarsi, perdere stima in sé stesso e avere problemi psicologici. È importante segnalare che i giovani sono stati i più duramente colpiti dalla disoccupazione". "L'equità - ha affermato Juan Somavia, direttore generale dell'Ilo - deve essere la bussola che ci conduce fuori da questa crisi. La gente può comprendere e accettare delle scelte difficili solo se percepisce che tutti si stanno assumendo il proprio carico di responsabilità. I governi non dovrebbero dover scegliere tra le esigenze dei mercati finanziari e i bisogni dei propri cittadini. La stabilità finanziaria e la stabilità sociale devono andare di pari passo. In caso contrario, non sarà solo l'economia mondiale ad essere in pericolo ma anche la coesione sociale". Dallo studio, in particolare, emergono casi di tensioni sociali legate alla crisi economica e finanziaria che sono state registrati in almeno 25 paesi, molti dei quali avanzati. Anche in alcune economie emergenti sono state riscontrate tensioni sociali legate ai livelli salariali e alle condizioni di lavoro. Numerosi paesi che alla fine del 2009 avevano registrato una crescita occupazionale positiva, stanno ora assistendo ad un rallentamento della ripresa del mercato del lavoro. Allo stesso tempo, il rapporto segnala che nel 2009, nei paesi per cui sono disponibili dati, oltre 4 milioni di persone che erano alla ricerca di un lavoro hanno smesso di cercarlo attivamente. In oltre i tre quarti degli 82 paesi per cui sono disponibili dati, nel 2009 la popolazione ha percepito un peggioramento della propria qualità di vita e delle proprie condizioni di esistenza, in rapporto a quanto rilevato nel 2006. Anche tra i lavoratori il livello di soddisfazione professionale è diminuito significativamente e il senso di ingiustizia è aumentato in 46 degli 83 paesi. In 36 dei 72 paesi, si legge ancora nel Rapporto, oggi le persone hanno meno fiducia nei propri governi rispetto al periodo precedente alla crisi. Lo studio evidenzia poi nuovi dati a sostegno delle conclusioni emerse dalla storica Conferenza di Oslo dello scorso 13 settembre, in cui Ilo e Fondo monetario internazionale hanno discusso delle sfide sulla crescita, l'occupazione e la coesione sociale. I dati del Rapporto sottolineano l'urgenza di tradurre in azione quanto raccomandato dalla Conferenza, ovvero di porre la creazione di posti di lavoro al centro della ripresa economica e fare della piena occupazione un obiettivo macroeconomico chiave tanto quanto la riduzione dell'inflazione e la sostenibilità delle politiche fiscali.

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