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Economia
Processo UBS: rinvio dibattimento
Redazione
17 anni fa

Nella vertenza che oppone UBS alle autorità Usa, le parti avranno tre settimane supplementari per trovare un accordo extragiudiziale. Il giudice federale di Miami (Florida), competente per il caso, ha accolto oggi la richiesta di rinviare il processo inoltrata dalla banca, dal fisco statunitense e dal Consiglio federale. La questione assume un carattere essenzialmente politico: a negoziare saranno i governi elvetico e statunitense. Le parti hanno presentato la loro domanda oggi alle 9.00 locali (le 15.00 in Svizzera), in occasione dell'apertura del processo civile intentato contro UBS dall'Internal Revenue Service (IRS, l'autorità fiscale degli Usa). Il giudice Alan Gold l'ha rapidamente accolta. Le autorità Usa vogliono ottenere i dati di 52'000 clienti americani dell'istituto, sospettati di evasione fiscale. Confederazione e UBS vi si oppongono strenuamente facendo valere il rispetto dello Stato di diritto. Le tre settimane dovrebbero permettere ai governi americano ed elvetico di trovare un compromesso. Se non si dovesse giungere ad un'intesa tra le parti, il processo si svolgerà i prossimi 3 e 4 agosto. Un accordo comporterà in ogni caso la trasmissione di dati alle autorità Usa. Un comunicato diffuso ieri dal Dipartimento di giustizia americano è inequivocabile: "qualsiasi possibile soluzione dovrà obbligatoriamente contenere una clausola secondo cui UBS metterà a disposizione dell'IRS un numero significativo di dati di clienti". Durante l'udienza odierna Stuart Gibson, legale delle autorità fiscali Usa, ha precisato che rappresentanti di Berna e Washington si sono accordati sulle condizioni quadro per i negoziati bilaterali. Le autorità elvetiche ieri dal canto loro hanno rivelato che trattative con gli Usa sono già in corso, come precisato in un comunicato congiunto dei Dipartimenti federali di giustizia e polizia (DFGP) e degli affari esteri (DFAE). La vertenza sta dunque chiaramente assumendo carattere politico. Stando all'opinione espressa da esperti, un'intesa potrà essere raggiunta quasi solo esclusivamente sul terreno diplomatico, con una partecipazione attiva del DFAE a favore di UBS. Giuridicamente la Confederazione si esprime solo in qualità di "amicus curiae". Con questa espressione ci si riferisce a chi, pur non essendo parte in causa, offre volontariamente informazioni alla corte su un aspetto della legge o su altre questioni inerenti il caso, per aiutare il tribunale a decidere. Nel breve dibattimento il giudice Gold non ha mancato di incoraggiare le parti a cercare una soluzione. Prima della eventuale riapertura del processo il giudice intende tastare il polso dei negoziati, ha spiegato stamane. Il 29 luglio, attraverso una conferenza telefonica, si informerà sullo stato delle trattative sperando di potersi rallegrare per il raggiungimento di un'intesa, ha aggiunto. Dal canto suo l'avvocato di UBS Eugene Sterns ha giudicato positivamente le discussioni tra Berna e Washington e ha detto di auspicare che le due democrazie possano trovare una soluzione per porre fine alla disputa. Toni positivi anche da parte di banchieri e partiti politici. È giusto che una soluzione sia cercata in ambito politico, ha ad esempio detto all'ATS Thomas Sutter, portavoce dell'Associazione svizzera dei banchieri (ASB). L'ASB non vuole esprimersi sull'accordo extragiudiziale prima di conoscerne tutti i contenuti. Tra i partiti l'Unione democratica di centro (UDC) si rallegra del fatto che il Consiglio federale abbia finalmente mantenuto le proprie posizioni. La Svizzera deve continuare a difendere il suo punto di vista e i suoi principi costituzionali: il rinvio del processo è un successo, commenta il portavoce dei democentristi Alain Hauerter. Per il Partito socialista (PS) gli aiuti federali offerti a UBS, a maggior ragione vista la loro ampiezza, obbligavano il Consiglio federale ad agire. Il PS giudica dunque positivamente gli ultimi avvenimenti. Secondo il Partito popolare democratico (PPD) la ricerca di una soluzione

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