
La notizia della sentenza emessa dal Tribunale Federale con la quale si stabilisce il diritto per l’Amministrazione Federale delle Contribuzioni a sequestrare conti bancari è di quelle che potrebbero far pensare. Il fisco quindi può agire autonomamente e predisporre sequestri, senza dover passare attraverso l’autorità penale? In effetti si. Ma ci sono delle precisazioni doverose da fare.A tal proposito abbiamo intervistato Marco Bernasconi, fiscalista e docente di Diritto fiscale presso l’Università della Svizzera Italiana e presso la SUPSI.“Iniziamo con il precisare che il fisco svizzero non ha alcuna facoltà inquisitiva riferita al potere di sequestro, perquisizione domiciliare e arresto” – ci dice Bernasconi – “Questo diritto spetta al procuratore pubblico nel caso di delitto fiscale, ossia una sottrazione di imposta perpetrata tramite documenti falsi”.“Quello che pochi sanno" - continua Bernasconi - "è comunque che dal 1. gennaio 1978, quindi da più di trent’anni, le Camere Federali hanno autorizzato l’AFC a intervenire direttamente, tramite una “task force”, conferendole gli stessi poteri del procuratore pubblico (tranne la facoltà di arresto) in caso di contravvenzione grave. Per contravvenzione si intende il semplice “non dichiarare” averi, senza l’ausilio di documenti falsi”.Nel caso in questione si tratta di sospetta sottrazione d’imposta su 27 milioni di franchi, quindi può essere considerata grave. “Quanto stabilito dal Tribunale Federale" – conclude Bernasconi - "quindi non è assolutamente una prima. Già in passato ha agito nell’ambito della legge federale, ed esiste una applicazione giurisprudenziale molteplice”.MM
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