
Dalla sua introduzione 31 anni fa al posto dell'Imposta sulla cifra d'affari (ICA), l'imposta sul valore aggiunto (IVA), che frutta annualmente circa 30 miliardi di franchi (secondo cespite di entrata più importante per la Confederazione), è stata aumentata cinque volte. Ma non potrebbe essere finita qui: il «ministro» della difesa, Martin Pfister, ha prospettato ieri un ulteriore incremento limitato a 10 anni di 0,8 punti per la sicurezza. Questa prospettiva non è piaciuta alla maggioranza dei partiti anche perché alla ventilata progressione per la difesa potrebbe aggiungersene un'altra destinata a finanziare la 13esima rendita AVS. Per quanto attiene alle rendite pensionistiche, le Camere sono al momento in disaccordo: il Nazionale prevede unicamente un incremento di 0,7 punti fino al 2030, mentre gli Stati propendono per un sistema misto: un primo «step» immediato di 0,5 punti per finanziare la 13a rendita fino al 2030, seguito da un secondo incremento per finanziare un'eventuale soppressione o un aumento del tetto massimo delle rendite per le coppie sposate.
L'IVA negli anni
Nell'attesa che si sbrogli la matassa a livello parlamentare, non è quindi improbabile che il popolo verrà chiamato ad esprimersi due volte su altrettante modifiche della Costituzione federale in un breve lasso di tempo. All'epoca della sua entrata in vigore nel gennaio 1995, il tasso IVA era stato fissato al 6,5%. Un primo ritocco verso l'alto - al 7,5% - risale al 1999. L'obiettivo? Garantire il finanziamento dell'AVS e dell'AI per far fronte alla crescente pressione demografica e finanziaria. A seguito di una votazione popolare, questa imposta ha subito un ulteriore lieve aumento nel 2001, al 7,6%, per finanziare i grandi progetti ferroviari, in particolare le nuove linee ferroviarie alpine e il programma Ferrovia 2000. Dieci anni dopo, nel 2011, l'aliquota IVA è stata nuovamente aumentata per attestarsi all'8%. Il motivo? Assorbire il deficit miliardario dell'AI, arginando il suo indebitamento. Tuttavia, questo ritocco verso l'alto, limitato nel tempo, è decaduto a fine 2017. A seguito del «no» popolare alla riforma della previdenza per la vecchiaia, l'aliquota ordinaria è diminuita per la prima volta nella storia al 7,7% a partire dal gennaio 2018. L'aliquota normale include un aumento di 0,1 punti percentuali a favore del finanziamento e l'ampliamento dell'infrastruttura ferroviaria (FAIF). L'ultimo aumento, all'8,1%, risale al gennaio 2024, dopo la votazione del 25 settembre 2022 destinata anche questa volta a garantire la sostenibilità finanziaria dell'AVS.

