
Malgrado l'intelligenza artificiale (IA) sia ormai entrata nella quotidianità di tre piccole e medie imprese (PMI) svizzere su quattro, l'impatto sull'occupazione resta relativamente limitato: solo un'azienda su nove (12%) si aspetta un taglio dei posti di lavoro dovuto alla nuova tecnologia, stando a uno studio realizzato dall'istituto di ricerca Sotomo per l'assicuratore AXA. Quasi la metà delle società con esperienza nell'IA (47%) prevede invece di ridurre i tempi di lavoro senza ripercussioni sull'organico.
L'adozione dell'IA si è stabilizzata
Dopo la forte crescita registrata tra il 2024 e il 2025, l'adozione dell'IA nelle PMI elvetiche si è stabilizzata: il 35% la integra consapevolmente nei processi aziendali, il 39% la testa e il 26% non la utilizza. Per molte ditte, quindi, la prima fase di adozione si è conclusa e la nuova tecnologia è diventata parte della routine lavorativa.
Stabili i dati sull'occupazione
I dati sull'occupazione sono rimasti stabili nell'arco di tre anni: solo il 12% delle PMI pensa di poter fare a meno del personale in futuro. «Le PMI ritengono quindi che risparmiare tempo grazie all'IA non implichi il taglio di posti di lavoro, bensì comporti uno sfruttamento più efficiente delle risorse esistenti», afferma Kathrin Braunwarth, manager presso AXA Svizzera, citata in un comunicato. La domanda decisiva, aggiunge, è «come sia possibile per le aziende raggruppare i tanti piccoli incrementi di efficienza di ogni singolo individuo ottenendo un vero valore aggiunto: questo sarà uno dei compiti dirigenziali più impegnativi dei prossimi anni».
Processi più efficienti, non rivoluzionati
Anche sul piano strategico la maggioranza delle PMI non vede stravolgimenti: quasi due terzi non ritengono necessario alcun intervento sul proprio modello di affari, mentre il 31% pensa che servirà un adeguamento. Solo poco meno di un terzo prevede un cambiamento radicale del lavoro in azienda. L'IA è quindi percepita soprattutto come uno strumento per ottimizzare i processi esistenti, non come una forza capace di rivoluzionare l'occupazione.
Traduzioni e testi tra gli usi principali
Le applicazioni più diffuse restano i compiti linguistici e di comunicazione: traduzioni (47%), corrispondenza (42%) e testi pubblicitari (35%). Crescono però gli impieghi più avanzati, come l'ottimizzazione delle fasi lavorative (35%), l'analisi dei dati (34%) e la creazione di immagini (28%). Restano invece caute le applicazioni rivolte alla clientela: pubblicità personalizzata (16%) e assistenza e supporto (17%) non superano i livelli del 2024, per il timore di allucinazioni e comportamenti incontrollati dell'IA. In questo ambito resta centrale il principio «Human in the loop», ossia l'essere umano come ultima istanza di controllo.
Opportunità, ma senza euforia
La percezione resta prudente: il 41% delle PMI considera l'IA un'opportunità, il 15% una minaccia e il 44% non si sbilancia. Le differenze tra settore dei servizi e manifatturiero sono minime, mentre le grandi PMI vedono più spesso opportunità (41%) rispetto alle piccole (33%). Per la ricerca sono state interpellate 336 realtà della Svizzera tedesca e romanda tra l'11 e il 18 marzo.

