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Economia
Pil 2016 è salito dell'1,4% secondo conti economici nazionali UST
Redazione
9 anni fa

Nel 2016 l'economia svizzera ha registrato un aumento del prodotto interno lordo (PIL) dell’1,4% ai prezzi dell'anno precedente (+1,2% nel 2015), stando ai Conti economici nazionali pubblicati oggi dall'Ufficio federale di statistica (UST). Il dato è in linea il +1,3% reso noto in marzo dalla Segreteria di Stato dell'economia (Seco). Il reddito nazionale lordo (RNL) a prezzi correnti, che misura la somma dei redditi netti percepiti dalle unità residenti, registra per contro secondo l'UST un calo dello 0,7%. Questo risultato è dovuto a una notevole riduzione dei redditi da capitali ricevuti dall'estero (-16,1%). Queste prime stime per il 2016 sono accompagnate da una revisione dei risultati del PIL per il periodo dal 1995 al 2015, che ha un impatto limitato per il periodo fino al 2013, ma è più rilevante per quello più recente. I risultati rivisti indicano infatti una crescita più sostenuta, pari a 0,4 punti percentuali tra il 2013 e il 2014 come pure tra il 2014 e il 2015. La correzione al rialzo è dovuta principalmente alla revisione dei dati delle spese per ricerca e sviluppo nonché, in misura minore, alle modifiche delle stime delle casse pensioni. Tornando al 2016, l'UST sottolinea l'aumento del saldo della bilancia dei beni e servizi (+11,3%), dovuto fra l'altro alla maggiore crescita della esportazioni rispetto alle importazioni (rispettivamente +7,9% e +5,4%), grazie al comparto chimico e farmaceutico. Per il terzo anno consecutivo gli investimenti sono progrediti in modo considerevole (+3,1%). Con un incremento dello 0,9%, invece, la crescita nel settore delle costruzioni continua a rallentare (2015: +1,6%). La spesa per consumi finali delle economie domestiche e delle istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle economie domestiche è cresciuta in maniera moderata (+1,5%; 2015: +1,8%). Dopo il contraccolpo dell'abbandono della soglia minima del tasso di cambio euro/franco nel 2015, l'industria manifatturiera ha ritrovato la via della crescita (+1,8%). Tuttavia la situazione tra i diversi rami di attività rimane molto eterogenea e molti segmenti devono ancora fare i conti con difficoltà. Per il terzo anno consecutivo il valore aggiunto delle banche si presenta al ribasso e pesa sull'evoluzione del settore finanziario (-2,9%). I servizi non finanziari (compreso il commercio) hanno invece fatto un passo avanti significativo (+2,3%). Il ramo dell'insegnamento e quello alberghiero e della ristorazione attestano un risultato negativo (rispettivamente di -1,5% e -0,7%).

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