
Negli scorsi giorni il sito Finews.ch ha riportato le cifre sulle offerte di lavoro a fine 2010 nel settore bancario, assicurativo e altri settori finanziari.
Le cifre mostrano che il 56% dei posti offerti era situato nella zona della “grande Zurigo”, il 18% nella Svizzera romanda, il 17% a Basilea e Svizzera centrale e il 7% in Svizzera orientale. Per quel che riguarda il Ticino il dato risulta particolarmente poco confortante. Infatti solo l’1% dei posti offerti riguardava la piazza finanziaria ticinese.
Di che preoccuparsi, verrebbe da pensare, vista anche l’attuale situazione congiunturale e i recenti sviluppi in ambito di diritto internazionale su temi quali lo scambio di informazioni tra gli Stati che hanno condizionato non poco la piazza finanziaria svizzera in questi ultimi anni. Se a questi fattori aggiungiamo la peculiarità ticinese di dipendere in gran parte dalla clientela italiana, la quale ha potuto beneficiare degli scudi fiscali, il quadro si presenta poco idilliaco.
Abbiamo chiesto a Franco Citterio, direttore dell’Associazione Bancaria Ticinese, di commentare queste cifre e di darci una sua valutazione su quali potrebbero essere le prospettive della piazza finanziaria ticinese.
Quale spiegazione può dare in merito al fatto che in Ticino, nel 2010, sia stato offerto solo l’1% dei posti di lavoro nel settore finanziario-assicurativo a livello svizzero (fonte Finews-Jobdirections-Index, ndr.)?“La spiegazione – ci dice Citterio - è da ricondurre semplicemente al fatto che la rilevazione è stata fatta unicamente consultando i siti web. Le grandi banche danno un’indicazione generale del personale vacante a livello svizzero, senza fornire una ripartizione geografica nelle varie filiali. Inoltre, le piccole e medie banche non hanno l’abitudine di pubblicare su internet tali dati. Quindi il dato sul Ticino è completamente fuorviante”.
Parliamo di banche. Si dice che la piazza finanziaria ticinese sia monoprodotto ossia centrata prevalentemente sul Private Banking. Infatti spesso, nella scelta di un collaboratore, le banche pongono come condizione l’apporto di un “pacchetto clientela”. Si ha come l’impressione che la piazza ticinese sia semplicemente un luogo di raccolta di capitali e basta, mentre altre attività, come ad esempio la gestione dei patrimoni e l’analisi finanziaria solo per citare due esempi, siano decentrati nelle altre regioni elvetiche. E’ giusta questa percezione?“Il private banking è il prodotto principale delle banche svizzere non solo in Ticino e sono sicuro che rimarrà tale anche nei prossimi anni. La centralizzazione di alcuni servizi bancari è in atto da almeno 20 anni in tutto il mondo e non credo quindi che sia una novità”.
Rimanendo in tema. Gli scudi fiscali e le recenti evoluzioni in ambito del diritto internazionale sullo scambio di informazioni stanno minando la fiducia nella piazza finanziaria svizzera e ticinese in particolare. Molte piccole realtà locali, come ad esempio le fiduciarie finanziare, sono a rischio di sparizione. Quali prospettive professionali può avere un consulente finanziario che si ritrova senza “pacchetto clienti”?"La domanda da porsi non è che cosa faccio senza un “pacchetto clienti” ma è come trovare nuova clientela. Credo che la piazza finanziaria svizzera abbia ancora delle prospettive positive. Il nostro Paese offre delle condizioni-quadro tutt’ora molto interessanti e rimarrà il luogo ideale dove poter depositare dei capitali in maniera sicura. I consulenti e i gestori patrimoniali devono unicamente capire che è nell’interesse di
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