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Economia
Petrolio: oggi nuovo record; è una bolla speculativa, esperti
Redazione
18 anni fa

I timori sui cali della produzione petrolifera dalla Russia, Nigeria e Arabia Saudita sono tra le cause che stanno determinando il nuovo 'spike' dei prezzi dell'oro nero, che oggi ha toccato il nuovo record a New York a 117,60 dollari al barile. L'allarme è scattato la scorsa settimana quando l'Agenzia Internazionale dell'Energia ha avvertito come nel 2008 la Russia assisterà per la prima volta negli ultimi 10 anni a un calo dell'output petrolifero. A peggiorare il quadro generale è giunta qualche giorno dopo la pubblicazione sul 'Financial Times' di un report interno del governo nigeriano secondo il quale il paese africano rischia di perdere un terzo della produzione entro il 2015 a meno che non escogiti un modo per accelerare i piani di joint venture con gli investitori internazionali. Oggi è invece il 'Wall Street Journal' a gettare benzina sul fuoco, scrivendo come il governo dell'Arabia Saudita, il maggiore esportatore su scala mondiale, non avrebbe intenzione di aumentare dal 2009 l'output oltre quell'11% già preventivato fino a che non otterrà maggiori rassicurazioni sulla tenuta dei consumi mondiali. "L'Arabia Saudita è a metà del piano di espansione della produzione da oltre 50 miliardi di dollari al fine di soddisfare la crescente domanda dall'Asia e dagli altri paesi emergenti ma il regno sta frenando nuovi progetti dal 2009 a causa del timore che l'aumento della produzione e i consumi di biocarburanti possano erodere la domanda di greggio, danneggiando la profittabilità di eventuali nuovi giacimenti". Le preoccupazioni del governo di Riad appaiono pretestuose visto che stando sempre al Wsj, la domanda di petrolio mondiale salirà nei prossimi 5 anni del 30%. Secondo l'AIE nel 2008 la domanda di oro nero da parte dei paesi emergenti poi supereràquella Usa per la prima volta nella storia. Stando sempre agli esperti dell'istituto di Parigi la domanda di petrolio nonostante la fase di rallentamento negli Usa crescerà di 1,3 milioni di barili a giorno a fronte dell'aumento della produzione da parte dei paesi non-Opec di 815 mila barili al giorno. Il mercato dunque in termini tecnici si troverebbe in una fase di 'tightness', ossia di strozzatura tra domanda e offerta. Questo fenomeno associato al dollaro debole (la valuta in cui è prezzato l'oro nero) sta così spingendo gran parte delle banche d'affari internazionali a rivedere al rialzo le previsioni di fine anno sui prezzi del petrolio. Non tutti gli analisti però scommettono sul mantenimento dei prezzi a livelli così elevati. Stando al Wsj, il fenomeno sarà probabilmente passeggero. Questo implica che alla fine si concretizzerà il temuto scoppio della bolla in uno dei due mercati dove forte è stato l'interesse speculativo. ATS

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