
Nuova giornata da record per il prezzo del petrolio. Il greggio ha accelerato ancora toccando i 97 dollari, per poi ripiegare in chiusura a quota 96,67. Ad innescare la miccia che ha portato le quotazioni di New York al record di 97 dollari e anche quelle di Londra all'ennesimo massimo storico di 93,38 dollari al barile sono state cause un tempo ritenute minori, cioè una tempesta nel mare del Nord e l'attesa per i dati settimanali sulle scorte di greggio americane che verranno resi noti domani. Elementi che in passato, spiegano gli analisti, avrebbero inciso poco sulle quotazioni internazionali, ma che oggi, in un clima di forte incertezza geopolitica e di estrema speculazione sulle materie prime, pesano in modo significativo. Sullo sfondo rimangono infatti le forti tensioni in Medio Oriente. Innanzitutto in Afghanistan, dove un attentato suicida ha causato nella città di Baghlan 90 morti, di cui cinque parlamentari. Ma anche in Iran e in Iraq per il conflitto turco-curdo. Così anche l'evacuazione dei lavoratori dalle piattaforme del Mare del Nord di BP e ConocoPhillips è bastata a spingere il greggio a nuovi record, accelerando la corsa ormai annunciata verso i 100 dollari al barile. In più, le previsioni sulle scorte statunitensi di petrolio sono negative e l'attesa è per una diminuzione di 1,6 milioni di barili. Da tempo, infine, le difficoltà dei mercati finanziari spingono gli investitori verso i beni rifugio, come il petrolio e l'oro, che oggi si è spinto oltre gli 826 dollari l'oncia. ATS
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