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Economia
Ombudsman banche svizzere: record di richieste nel 2008
Redazione
17 anni fa

A causa della crisi finanziaria, lo scorso anno l'ombudsman delle banche svizzere Hanspeter Häni è stato sommerso di richieste inoltrate da investitori e piccoli risparmiatori preoccupati. Nel 2008 le domande sono state 4'144, contro appena 1'609 l'anno precedente. Le richieste telefoniche sono più che raddoppiate, quelle scritte addirittura quasi triplicate, ha spiegato Häni oggi a Zurigo durante la conferenza stampa annuale. Circa la metà dei casi riguardavano il tracollo della banca americana Lehman Brothers e di quella islandese Kaupthing lo scorso autunno nonché investimenti a capitale protetto (Absolute-Return). L'aumento era già osservabile nella prima metà dell'anno. Ma "il giorno in cui è scoppiato il panico è stato il 15 di settembre, quando Lehman Brothers ha annunciato il fallimento", ha detto Häni. Il suo ufficio ha dovuto aumentare il personale da 6 a 9,5 posti a tempo pieno nonché rivolgersi a due giuristi esterni per far fronte all'ondata di richieste. Ciononostante il 43% dei casi scritti non è stato esaminato in modo conclusivo entro fine anno. Dall'istituzione dell'ombudsman delle banche svizzere nel 1993 si tratta di una situazione assolutamente senza precedenti, ha proseguito Häni. La sfida per lui e i suoi collaboratori è stata di distinguere i casi chiaramente senza speranza, in cui i clienti erano chiaramente responsabili delle perdite subite, da quelli in cui potrebbe esserci stata una corresponsabilità della banca. L'esplosione dei reclami riguardanti i prodotti di risparmio hanno anche spinto a introdurre una distinzione tra la categoria degli investitori classici e quella dei risparmiatori in senso stretto, ha aggiunto il vice ombudsman Martin Tschan. Questi clienti, inesperti in materia di borse, e con una propensione al rischio estremamente bassa, hanno subito in pieno le turbolenze dei mercati finanziari. Questi risparmiatori scelgono di regola semplici conti, o al massimo obbligazioni di cassa o conti a termine, se non vengono convinti dai loro consulenti ad effettuare investimenti presentati come altrettanto sicuri. Conviene quindi chiedersi se tali clienti siano stati consigliati in maniera esaustiva, ha proseguito Tschan. Nelle discussioni con le banche si è trattato di chiarire in quale misura questa clientela avrebbe dovuto essere informata dei rischi e se gli istituti abbiano rispettato il loro obbligo di diligenza. Prendendo l'esempio di Lehman Brothers, Tschan si è detto convinto che numerosi clienti "non avrebbero acquistato determinati titoli se il consulente avesse indicato loro che erano stati emessi o garantiti da una banca americana", ha detto ancora il vice ombudsman. Ciò ha spinto il mediatore a giudicare che i risparmiatori in senso stretto andavano indennizzati. Certi istituti, come il Credit Suisse, lo hanno fatto, mentre altri non ne vogliono sapere, ha spiegato Tschan. L'ombudsman non può far altro che accettare questa decisione; il cliente può tuttavia rivolgersi alla giustizia. ATS

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