
L'economia svizzera sta entrando in una fase di ripresa: lo rileva l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), che prevede per il 2010 una contrazione dell'1,9% del prodotto interno lordo (Pil) elvetico, un dato nettamente migliore del -2,7% stimato all'inizio dell'estate. Per il 2010 è atteso un ritorno alla crescita (+0,9% rispetto al -0,2% precedente) che nel 2011 dovrebbe inoltre ampliarsi, raggiungendo l'1,9%. Gli economisti dell'OCSE vedono un Pil negativo ancora nel terzo trimestre dell'anno in corso, ma in positivo - seppure con un ritmo lento - negli ultimi tre mesi. Anche all'inizio dell'anno prossimo la crescita sarà debole, sulla scia della ridotta attività a livello mondiale. Poi però vi sarà un'accelerazione, che porterà ad un'espansione del 2,1% a fine 2011. Il contributo del settore finanziario all'aumento del Pil potrebbe essere più modesto del previsto, tenuto conto delle importanti contrazioni subite dai bilanci delle grandi banche. Le esportazioni segneranno invece un'evoluzione positiva grazie ai legami commerciali con la Germania e le economie asiatiche. Un rischio è rappresentato dai consumi. È infatti atteso un tasso di disoccupazione - calcolato in base a criteri internazionali più vasti rispetto a quelli praticati dalla Segreteria di Stato dell'economia - del 4,9% per il 2011 del 4,8% per l'anno seguente. Sfumerà in particolare l'effetto del ricorso al lavoro ridotto, che aveva sin qui frenato la soppressione di impieghi. L'inflazione dovrebbe fissarsi l'anno prossimo allo 0,4%. Quando interverrà la ripresa sarà necessario revocare le misure di stimolo monetario, evitando però i rischi di deflazione, rileva l'OCSE. Confederazione e cantoni dovrebbero inoltre mantenere le misure di stimolo dell'economia, ma poi si dovrà cercare di ridurre la spesa per rispettare gli imperativi di bilancio. ATS
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