
In cerca di un modo per riguadagnarsi la fiducia perduta dei cittadini, e dopo il maxi-scandalo fiscale "offshore leaks", Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna e Italia lanciano la loro crociata contro l'evasione e oggi arruolano nuove leve alla riunione dei ministri dell'economia e delle finanze (Ecofin) a Dublino. Il piano piace e raddoppia subito le adesioni: con Belgio, Olanda, Polonia, Romania e Repubblica Ceca diventano quindi 10 i paesi che rafforzeranno da soli lo scambio di informazioni, mentre la Commissione europea spera di portare al vertice europeo del 22 maggio una proposta condivisa da tutti i 27 Stati membri per evitare che su un tema così importante per tutti si prosegua a due velocità, consentendo all'Austria di restare fuori dal club dei virtuosi conservando il suo segreto bancario. Ma la spinta dei "big" non si ferma all'Europa: l'intenzione è di promuovere il piano anche al G20, dopo il successo dei negoziati con gli Stati Uniti. La Commissione europea palude all'iniziativa dei 5, ma il commissario alla fiscalità Algirdas Semeta, che da anni combatte contro le resistenze degli Stati alla collaborazione in materia di fisco, ripete: "è importante che l'iniziativa resti nel quadro dell'Ue", ovvero che non prosegua come mossa intergovernativa che toglierebbe forza alle proposte che a fatica Bruxelles ha messo sul tavolo. La Commissione vuole che gli Stati approvino la revisione della "direttiva risparmi" che già prevede uno scambio automatico di dati su nomi e conti che sarebbe ampliato (Austria e Lussemburgo sono fuori dalla direttiva grazie ad una deroga transitoria), e poi chiede di avere mandato per aggiornare l'accordo con i cinque "paradisi" extra-Ue (Svizzera, Liechtenstein, Principato di Monaco, Andorra e San Marino). Un accordo rivisto farebbe anche decadere la deroga alla "direttiva risparmi" per Austria e Lussemburgo che perderebbero il loro segreto bancario ed è per questo che Vienna continua a bloccare le trattative. Ma l'Austria è ormai sola, e il pressing per fare progressi nella lotta all'evasione è sempre più forte: "la frode fiscale costa agli europei mille miliardi di euro all'anno", ricorda Semeta, e il suo collega al mercato interno Michel Barnier sottolinea che in quei capitali si nascondono anche i soldi delle mafie. Secondo Semeta Vienna sta cedendo, ma al momento, pubblicamente, non sembra affatto convinta. ATS
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