
In tempi di crisi l'economia cerca soluzioni che vanno oltre il mercato, dimostratosi così fragile in questi ultimi due anni. Così se solo dodici anni fa il Nobel per le scienze economiche veniva assegnato a Merton e Scholes "per un nuovo metodo per determinare il valore degli strumenti derivati", oggi il prestigioso riconoscimento va a Elinor Ostrom e Oliver E. Williamson, per i loro studi sulla governance economica e per aver dimostrato l'efficacia della gestione dei beni collettivi da parte delle associazioni di utenti (Ostrom) e per aver messo in evidenza come l'impresa, rispetto al mercato dove regnano spesso negoziazioni e disaccordi, riesca a risolvere meglio i conflitti e di conseguenza a ridurre i costi di transazione. Non è la prima volta che la Banca di Svezia sceglie economisti liberal o espressioni di teorie per così dire 'alternative', come aveva fatto per esempio nel 1998 con Amartya Sen ("per il suo contributo all'economia del benessere") o anche l'anno scorso in piena tempesta finanziaria con i riconoscimento andato all'economista anti-Bush per eccellenza, Paul Krugman. Ostrom, in particolare, ha condotto studi su temi strettamente legati all'ambiente e alla gestione pubblica. Il suo nome viene inoltre legato alla prima donna che riceve l'ambito premio dopo quaranta colleghi maschi, per lo più connazionali statunitensi, ad aver visto inciso il proprio nome nell'albo d'oro dei vincitori. Oliver E. Williamson, settantasettenne professore in quel laboratorio di idee che spesso è stata l'università californiana di Berkeley, è il padre della cosiddetta dottrina neo-istituzionalista, dove il modello dell'impresa risulta più efficiente del libero mercato. ATS
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