
Un ex operatore svizzero di UBS accusato di manipolazioni del tasso di riferimento Libor contesta la competenza dei tribunali americani a giudicarlo. Si tratta di "un tentativo senza precedenti di espandere la portata extraterritoriale della legge penale degli Stati Uniti", argomenta in una istanza presentata ieri a una corte federale di New York, secondo quanto riferito dall'agenzia Reuters. Il Dipartimento di Giustizia americano aveva presentato una denuncia nei suoi confronti per truffa nel dicembre 2012. Gli avvocati dell'operatore argomentano affermando che l'unico rapporto tra la sua asserita condotta e gli Stati Uniti è il fatto che il tasso di riferimento finanziario sia stato pubblicato da terzi negli USA "come praticamente in ogni altro paese del mondo". "Se il governo statunitense può accusare (l'operatore) in questo caso, allora può ramazzare cittadini stranieri in qualsiasi parte del mondo sulla base di nulla più della pretesa che gli USA sono tra le nazioni colpite", sostengono ancora gli avvocati. Un portavoce del Dipartimento di Giustizia interpellato dalla Reuters non ha rilasciato commenti. Il procedimento americano contro l'ex operatore si basa sul fatto che UBS Giappone si è dichiarata colpevole di manipolazioni del Libor, il principale tasso di riferimento al mondo per diverse valute, con lo scopo di aumentare i guadagni. Negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Svizzera la banca ha messo fine alla vertenza accettando nel dicembre 2012 di pagare circa 1,5 miliardi di dollari (1,4 miliardi di franchi) senza ammissioni di colpa formali. Nel dettaglio, UBS si è accordata con il Dipartimento di Giustizia americano e con l'autorità finanziaria CFTC (Commodity Futures Trading Commission)sul pagamento di 1,2 miliardi di dollari (1,1 miliardi di franchi). Da Londra è piovuta una multa di 160 milioni di sterline (238 milioni di franchi), la più elevata mai inflitta dai funzionari della FSA (Financial Services Authority), i controllori della finanza inglese. Da notare a questo proposito che UBS ha beneficiato di uno sconto del 20% perché ha accettato di risolvere il contenzioso con un'intesa. Secondo indicazioni fornite dalle autorità, l'operatore lavorava per UBS a Singapore, Tokyo e Zurigo e di sua competenza erano principalmente le operazioni relative a derivati sui tassi di interesse in yen. L'uomo, che vive in Svizzera, non è finora mai comparso davanti a un tribunale americano.
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