
La Commissione Europea dovrà ancora attendere prima di ricevere il mandato negoziale per un accordo di cooperazione antifrode fiscale con la Svizzera. Nella riunione odierna dell'Ecofin (ministri delle finanze) Lussemburgo e Austria, paesi dell'UE in cui vige il segreto bancario, non hanno infatti dato il loro accordo - che doveva essere unanime fra i 27 - ad un progetto di cooperazione fiscale fra Unione a Liechtenstein. L'intesa con il principato avrebbe dovuto servire da modello da seguire per gli accordi da raggiungere con altri Paesi extra UE, come la Svizzera. Secondo una direttiva dell'UE del 2005 sulla fiscalità del risparmio, gli stati comunitari praticano lo scambio automatico di informazioni sui redditi dei depositi dei non residenti. Austria, Lussemburgo e Belgio continuano però a rifiutare lo scambio automatico, mentre la oasi fiscali extra UE (Svizzera, Liechtenstein, San Marino, Monaco, Andorra) si limitano a tassare alla fonte gli interessi che fruttano i risparmi degli stranieri. La direttiva prevede che anche Belgio, Lussemburgo e Austria abbandonino il segreto bancario una volta conclusi accordi con i paradisi fiscali extracomunitari e raggiunto un livello di cooperazione soddisfacente con gli Stati Uniti. L'intesa volta ad aprire un'era di cooperazione fiscale tra il Liechtenstein e i 27 avrebbe dovuto dare la stura a tale processo. Essa prevede l'assistenza amministrativa e giudiziaria sulle imposte dirette e indirette. Sarebbe stata la prima del genere ad essere raggiunta dall'inizio dell'offensiva contro il segreto bancario e i Paesi non cooperativi fiscalmente, lanciata dall'UE sulla scia degli impegni presi in sede di G20. L'accordo attuale tra Svizzera e UE prevede solo un'assistenza amministrativa per le imposte indirette, come la frode all'IVA e la frode doganale. La Commissione UE vorrebbe che esso sia esteso anche alle imposte dirette, ossia quelle sul reddito e la sostanza. "Assieme all'Austria, non abbiamo dato il nostro accordo, né sul Liechtenstein né sul mandato alla Commissione per negoziare altri accordi antifrode", ha dichiarato il ministro delle finanze del granducato, Luc Frieden, al termine delle discussioni con i suoi omologhi riuniti a Lussemburgo. Frieden e il collega austriaco Josef Pröll "non vedono alcun valore aggiunto" nell'accordo con il Liechtenstein rispetto alle intese bilaterali già raggiunte. "Non possiamo accettare un mandato nel quale è già stabilito cosa negoziare, quando noi ancora non sappiamo cosa metteremo nelle nuove linee direttive della fiscalità del risparmio", ha precisato il ministro lussemburghese. ATS
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