
In vigore dal 2002, la libera circolazione delle persone tra Svizzera ed Unione europea continua a mostrare effetti positivi: non sono stati riscontrati fenomeni di esclusione di lavoratori elvetici, né è stata registrata una maggiore disoccupazione, mentre le misure di accompagnamento hanno impedito uno sviluppo negativo dei bassi salari. C'è tuttavia qualche ombra regionale. Lo rileva il quinto rapporto dell'Osservatorio sugli effetti dell'accordo. L'immigrazione nella Confederazione di cittadini da Paesi dell'UE e dell'AELS (Associazione europea di libero scambio) è aumentata in questi anni e oggi supera quella delle persone provenienti da paesi terzi, rileva il rapporto del SECO, illustrato oggi a Berna. L'apertura del mercato del lavoro ha rafforzato la concorrenza per i lavoratori indigeni, ma questi ultimi, in linea generale, non ne hanno risentito. A livello locale si sono avute tuttavia delle differenze: Ticino, Romandia e Svizzera orientale hanno registrato un forte aumento del saldo migratorio; e in particolare in Ticino i frontalieri hanno avuto un ruolo importante. ATS
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