
L'economia elvetica continuerà a crescere, ma ad un ritmo meno sostenuto di quanto previsto finora, complice anche le turbolenze internazionali attuali, come la vertenza commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina. Ciò avrà un impatto anche sull'occupazione e sul tasso di disoccupazione, con quest'ultimo che dovrebbe sì salire, ma moderatamente. Una "Brexit" senza accordo potrebbe inoltre peggiorare ulteriormente la situazione.
Lo dice il KOF, il Centro di ricerche congiunturali del Politecnico federale di Zurigo, che ha abbassato le sue previsioni per quest'anno dall'1,6% allo 0,9% (1,4% senza eventi sportivi) e, per il 2020, dal 2,3% all'1,9% (senza eventi sportivi: 1,5%). Per il 2021, il KOF stima una crescita dell'1,5% (senza eventi sportivi: 1,8%).
Le fluttuazioni del Pil svizzero vengono esagerate dalle manifestazioni sportive internazionali. È probabile che l'anno olimpico 2020 genererà ingenti entrate da licenze per il Comitato olimpico internazionale (CIO) con sede in Svizzera, ma "questi eventi non sono di fatto rilevanti per la dinamica", ha dichiarato il direttore del KOF Jan-Egbert Sturm a Zurigo.
Una "Brexit" dura, ossia senza accordo, già alla fine di ottobre costituirebbe un rischio aggiuntivo, secondo Sturm. Le distorsioni che ne deriverebbero causerebbero più danni all'economia europea e svizzera di quanto ipotizzato nelle previsioni. Tuttavia partiamo dal presupposto che la "Brexit" sarà rinviata almeno fino alla fine di gennaio 2020, ha spiegato Sturm.
Circa i tassi di interesse, secondo Sturm, non ci attendiamo una normalizzazione. La Banca centrale europea (BCE) dovrebbe fare un altro "piccolo passo avanti in materia di tassi d'interesse". Ciò costringerebbe a sua volta la Banca nazionale svizzera ad intervenire: "La BNS vorrà preservare il differenziale dei tassi di interesse. Ciò significa che verso la fine dell'anno diminuirà i tassi di un ulteriore 0,2-0,25%.
I segnali dell'economia svizzera suggeriscono un raffreddamento, stando a una nota odierna dei ricercatori zurighesi. Anche se, in generale, l'occupazione è al momento in crescita e la disoccupazione ha continuato a diminuire, l'utilizzazione degli impianti dell'industria svizzera non è più così elevata come alla fine del 2018.
Contesto internazionale incerto
Il contesto internazionale si è ulteriormente deteriorato negli ultimi mesi: le condizioni economiche nell'area euro si sono indebolite nel secondo trimestre dell'anno corrente e il commercio internazionale ha subito un calo significativo, dopo due trimestri già negativi.
La controversia commerciale tra Washington e Pechino si sta aggravando. Ulteriori misure protezionistiche contro l'Ue adottate dagli Stati Uniti potrebbero presto diventare realtà. In particolare, il rischio di dazi doganali sulle automobili rimane elevato. Anche se la Svizzera ne risentirebbe solo indirettamente, ciò potrebbe comunque avere conseguenze nefaste per i fornitori di pezzi di ricambio. Ulteriori recessioni tra i partner commerciali della Svizzera avrebbero ripercussioni sulla maggior parte degli attori dell'economia d'esportazione.
Industria e turismo in difficoltà
L'incertezza attuale, unita alla lentezza dello sviluppo economico globale e all'apprezzamento del franco si ripercuoteranno negativamente su ampi settori dell'economia svizzera: l'ingegneria meccanica, l'industria elettrica e la metallurgia dovranno prepararsi ad ulteriori cali, come dimostrano le nuove commesse in diminuzione. Anche il turismo subirà i contraccolpi di questa situazione a causa dell'apprezzamento della moneta nazionale.
L'industria farmaceutica, che fornisce il maggior contributo alle esportazioni elvetiche e tradizionalmente poco toccata dalle fluttuazioni cicliche, dovrà ridurre temporaneamente i margini, dal momento che, in molti Paesi, i prezzi di vendita dei farmaci sono fissati dallo Stato. Non sono pertanto possibili adeguamenti a breve termine dei prezzi in risposta all'apprezzamento del franco.
Occupazione, crescita più lenta
Il rallentamento della dinamica economica si ripercuoterà anche sull'occupazione, che crescerà più lentamente, facendo quindi lievitare moderatamente il tasso di disoccupazione.
Stando ai calcoli degli esperti, il tasso di senza lavoro passerà dal 2,3% quest'anno al 2,5% nel 2020 e al 2,6% nel 2021. Per quanto riguarda il tasso corrispondente alla definizione dell'Organizzazione internazionale del lavoro, il KOF prevede un valore del 4,4% per il 2019, del 4,3% per il 2020 e del 4,5% per il 2021.
I salari evolveranno anche moderatamente. Tuttavia, sono da attendersi accordi sulle remunerazioni leggermente superiori a quelli degli ultimi anni. Inoltre, in ragione dell'inflazione molto bassa, ciò si tradurrà in aumenti modesti ma positivi dei salari reali.
Costruzioni e commercio
Il settore delle costruzioni continuerà a svolgere il ruolo di stabilizzatore, ma in misura minore. Benché i lavori pubblici e il settore privato mostreranno ancora un buon sviluppo, gli economisti sono scettici, specie per l'edilizia abitativa.
Negli ultimi anni, il numero di nuove case ha superato l'aumento del numero di famiglie. Nonostante tassi ipotecari estremamente bassi, la KOF prevede quindi una leggera contrazione della produzione in questo segmento.
La situazione appare migliore nel commercio. Anche se la forza del franco potrebbe stimolare il turismo degli acquisti, il KOF non si attende un forte aumento.
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