
Il buon clima nell'ambito dell'export si conferma per il primo trimestre 2018, sull'onda dell'evoluzione iniziata l'anno scorso. Complice l'indebolimento del franco, le piccole e medie imprese (PMI) si mostrano fiduciose come non accadeva dal 2010. Il barometro delle esportazioni di Credit Suisse, che misura la domanda straniera di prodotto elvetici, raggiunge livelli alti, con valori superiori a quelli registrati durante i boom del 2004 e del 2007 o la ripresa del 2010-2011. L'indice è arrivato a 77,1 punti all'inizio del primo trimestre, nettamente al di sopra dei 50 punti, che sulla scala utilizzata rappresenta la soglia di crescita. Il calcolo è effettuato a partire dalle attese rispetto all'export fra gennaio e marzo 2018 e dalle vendite realizzate nel trimestre precedente. Secondo quasi due terzi (62%) delle PMI le esportazioni saliranno nei prossimi tre mesi, una quota in rialzo. Solamente il 6% prevede invece una contrazione. Questa tendenza positiva dovrebbe incrementarsi nei prossimi mesi, secondo il sondaggio trimestrale effettuato dalla grande banca con Switzerland Global Enterprise (S-GE) e pubblicato oggi. Quest'anno le esportazioni dovrebbero progredire di oltre il 4% in termini reali. La buona tenuta dell'export è legata alla crescita dell'industria in diversi settori nei principali mercati europei e statunitensi. Le imprese elvetiche, che fra il 2015 e il 2016 erano ancora penalizzate dal franco forte, dovrebbero approfittare nel 2018 dei venti favorevoli. Secondo Credit Suisse, l'euro si apprezzerà sul lungo periodo rispetto al franco, un'evoluzione che avrà un impatto. L'evoluzione dei tassi di cambio migliora infatti la competitività dell'export e rafforza la domanda di prodotti elvetici all'estero. La Germania rimane il mercato principale, con il 78% delle PMI interrogate che contano di venderci beni. Seguono Francia (64%), Stati Uniti (54%), Italia e Austria (entrambe 53%).
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