
Nel primo anno d'applicazione, il piano di lotta contro il lavoro nero ha permesso di individuare oltre 4000 sospetti d'infrazione. I datori di lavoro disonesti tendono generalmente a frodare le assicurazioni sociali (54% dei casi), il diritto degli stranieri e il fisco. La legge federale concernente i provvedimenti per lottare contro il lavoro nero è entrata in vigore il primo gennaio 2008. Lo scorso anno, circa 60 ispettori hanno eseguito 9'264 controlli, estesi a oltre 35'000 lavoratori di tutti i settori e regioni della Svizzera. Nel Ticino si segnalano 580 controlli che hanno interessato 678 persone. I dati emergono dal primo bilancio della Segreteria di Stato dell'economia (SECO) sulle misure contro il lavoro nero, pubblicato stamani a Berna. Secondo il SECO è impossibile trarre conclusioni sull'ampiezza di questo fenomeno in Svizzera. Gli esperti ritengono in generale che questa economia sotterranea riguardi circa un volume di 39 miliardi di franchi all'anno, pari al 9% del prodotto interno lordo. Questa stima comprende tuttavia anche altre attività illecite come traffico di droga o di armi. È impossibile procedere a estrapolazioni, in quanto si tratta per il momento unicamente di infrazioni sospette. Per il 2008, i cantoni hanno annunciato soltanto 1323 sanzioni passate in giudicato che hanno permesso di incassare multe per complessivi 425'000 franchi. In otto casi su dieci si tratta di un'infrazione alla legislazione sugli stranieri. Il numero delle sanzioni "va preso in considerazione con prudenza, dato che non è esaustivo", ammette la SECO. Gli ispettori del lavoro non hanno la competenza di sanzionare e devono limitarsi a trasmettere quanto appurato alle autorità competenti. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

