
La decisione della Banca centrale europea (Bce) di non modificare i tassi di interesse ha temporaneamente alleviato la pressione sul franco svizzero, in via di rafforzamento. Tuttavia, la Banca Nazionale Svizzera (BNS) non può ancora tirare un sospiro di sollievo: la valuta elvetica, considerata un sicuro bene rifugio, tornerà presto a essere presa d'assalto.
Nelle ultime due settimane, prima della riunione del consiglio direttivo della Bce, si è assistito a un rafforzamento del franco: la moneta europea negli scorsi giorni è scesa ai minimi dal luglio 2017, scendendo sino a 1,0962. Il corso dell'euro è tornato oggi a superare la soglia 1,1050 franchi, mentre all'inizio dell'anno si attestava a circa 1,13 franchi.
La Bce attende
Ieri la Bce ha deciso, per il momento, di lasciare invariati i tassi d'interesse di riferimento. In conferenza stampa, tuttavia, il presidente Mario Draghi ha ribadito la sua intenzione di allentare la politica monetaria a causa delle incertezze causate dai conflitti commerciali, dagli sviluppo politici globali e dalla crescente probabilità di una Brexit "no deal" il prossimo autunno. Per questo motivo, Draghi ha fatto lievitare le aspettative in merito a un taglio dei tassi nel prossimo futuro.
Per quanto riguarda la BNS, gli esperti sono divisi sulle future mosse: il prossimo 19 settembre l'istituto dovrà decidere se abbassare ulteriormente il tasso direttivo, attualmente fissato a -0,75%. La misura servirebbe, ad esempio a indebolire il franco nei confronti dell'euro in modo duraturo. Proprio la BNS ha recentemente segnalato di avere ancora margini di manovra in materia di tassi d'interessi: secondo Credit Suisse, la probabilità che venga annunciata una riduzione il prossimo settembre è stimata al 50% sul mercato.
Tuttavia, se l'istituto dovesse ridurre ulteriormente i tassi d'interesse alimenterà il boom sui mercati finanziari e immobiliari. Non è da escludere una bolla che potrebbe mettere a repentaglio le casse pensioni svizzere. Oltre a ciò, la BNS potrebbe essere messa sotto osservazione da parte del governo statunitense e inserita in una lista di possibili manipolatori valutari. Molti osservatori del mercato ritengono pertanto che la BNS attenderà per vedere se l'euro scenderà significativamente al di sotto della soglia di 1,10 franchi, prima di intervenire sul mercato delle divise.
Non da ultimo, sussiste il pericolo che se la BNS decidesse di ampliare i tassi d'interesse negativi e le banche facessero lo stesso con i propri clienti, questi ultimi potrebbero decidere di prelevare il denaro dai propri conti e conservarli "sotto il materasso" o in cassette di sicurezza.
Secondo Matthias Geissbühler, economista e stratega della banca Raiffeisen "la 'soglia del dolore' non è ancora stata raggiunta. Al più tardi con un cambio euro-franco di 1,05 sono da prevedere ulteriori interventi sul mercato dei cambi".
Analisti Credit Suisse e UBS in contrasto
Per Maxime Botteron, economista di Credit Suisse, non è da prevedere alcuna riduzione dei tassi: la banca nazionale dovrebbe intervenire attivamente sul mercato delle valute non appena aumenta la pressione sul rafforzamento del franco.
Sebbene vi sia il rischio di una abbassamento dei tassi, l'esperto del numero due bancario elvetico sostiene che non si tratta dello scenario principale e che il livello attuale perdurerà fino alla fine del 2020. Una misura di riduzione, aggiunge, sarebbe opportuna solo se si rendesse necessario un acquisto prolungato e sostanziale di valuta. "Ma non prima che la Bce abbassi i tassi", sottolinea Botteron.
Di altro parere invece gli analisti di UBS, i quali prevedono che la Bce abbasserà il tasso sui depositi di 0,10 punti percentuali in settembre e in ottobre. La BNS dovrà quindi ridurre a sua volta i tassi a fine estate. In un commento, l'economista Felix Huefner ritiene che "la Banca nazionale abbasserà il tasso direttivo di ulteriori 0,25 punti (che scenderebbe così a -1,00%) nel corso della sua riunione del 19 settembre".
Gli esperti del numero uno bancario elvetico basano le loro convinzioni sul differenziale dei tassi d'interesse tra euro e franco per il tasso di cambio e quindi per le prospettive della BNS in materia di tassi di riferimento. Il differenziale del tasso di interesse è sceso a 35 punti base: nel 2015, quando l'istituto ha abbassato i tassi a -0,75%, i punti base erano 50.
"A nostro avviso, ciò suggerisce che in settembre la Banca nazionale ridurrà i tassi d'interesse di 25 punti base", aggiunge Huefner. Ciò consentirebbe alla BNS di aumentare il differenziale dei tassi di interesse rispetto alla Bce e al tempo stesso di creare una sorta di cuscinetto contro la potenziale pressione al rialzo.
Se il differenziale tra euro e franco è troppo sottile, gli investitori accetteranno volentieri un rendimento inferiore in cambio di un maggiore sicurezza: per questo motivo gli investitori accettano rendimenti negativi anche sulle obbligazioni della Confederazione, considerate di prima classe. La Confederazione guadagna persino con le obbligazioni con scadenze fino a 45 anni. Il rendimento di tutte le obbligazioni svizzere attualmente risulta negativo.
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