
La guerra in Ucraina rallenta la ripresa mondiale, con il Pil previsto in crescita quest’anno e il prossimo del 3,6%, ovvero 0,8 e 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle stime di gennaio. Lo afferma il Fmi osservando come l’invasione della Russia ha esacerbato le pressioni inflazionistiche e messo in pericolo l’ordinamento delle regole che hanno governato le relazioni economiche internazionali dalla Seconda Guerra Mondiale. “I rischi all’outlook sono al ribasso”, aggiunge il Fondo spiegando come a pesare sulle prospettive non è solo il conflitto ma anche la pandemia, il rallentamento della Cina e i rialzi dei tassi di interesse.
L’inflazione è un “chiaro pericolo” per molti paesi: “resterà elevata più a lungo del previsto”, afferma Pierre-Olivier Gourinchas, il capo economista del Fmi. La guerra ha “aumentato il rischio di una più permanente frammentazione dell’economia in blocchi geopolitici” con standard, sistemi di pagamento e valute di riserve diverse. L’inflazione elevata “complicherà” l’azione delle banche centrali, alle prese per contenere le pressioni dei prezzi e salvaguardare la crescita, aggiunge il Fondo prevedendo un’inflazione al 5,7% quest’anno per le economie avanzate e all’8,7% in quelle emergenti e in via di sviluppo.
La guerra come test
I rischi alla stabilità finanziaria sono aumentati con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, anche se finora non si è materializzato alcun evento sistemico. La guerra è un “test per la resilienza dei mercati finanziari”. Il Fmi osserva come l’esposizione diretta delle banche straniere alla Russia e all’Ucraina è “relativamente modesta”, mentre quella indiretta è difficile da valutare. L’Europa è quella più a rischio in termini di ripercussioni della guerra data la vicinanza geografica al conflitto.
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