
La crisi dell'industria automobilistica tedesca - e in particolare la difficile situazione del colosso Volkswagen - sta lasciando il segno anche in Svizzera. Potrebbe però anche essere un'opportunità, riferisce oggi la NZZ am Sonntag.
Il caso di SFS
Il gruppo industriale sangallese SFS ha deciso di chiudere entro la fine del 2027 il suo stabilimento di Flawil, con la soppressione di 110 posti di lavoro: una scelta che, stando a quanto riportato da un dipendente al domenicale, ha colto di sorpresa il personale. SFS produce sul posto componenti di precisione destinati alle vetture tedesche, la cui produzione è in calo. Volkswagen, in particolare, sta affrontando un crollo della domanda in Cina, un eccesso di capacità in Europa e una strategia incerta sull'elettrico: secondo i media potrebbe dover tagliare fino a 120'000 impieghi.
Ripercussioni sulla Svizzera
Le ripercussioni sulla piazza svizzera sono significative. Secondo uno studio del Centro svizzero per la ricerca automobilistica dell'Università di Zurigo nel 2023 l'industria elvetica dei fornitori auto contava circa 32'000 dipendenti. In dichiarazioni riportate dal settimanale la direttrice dell'istituto, Anja Schulze, stima però che da allora il numero sia già diminuito, sottolineando come «molti fornitori abbiano alle spalle anni estremamente difficili». Il problema principale è evidente: meno auto prodotte significano meno domanda di componenti. Ma a soffrire di più sono i costruttori di macchine, la cui attività dipende dalla realizzazione di nuove linee produttive.
I fornitori svizzeri non combattono però solo con il calo dei volumi, bensì anche con il restringimento dei margini. «Poiché le case automobilistiche tedesche hanno guadagnato sempre meno, hanno cercato di ottenere condizioni migliori dai fornitori», spiega al giornale Martin Hirzel, presidente dell'associazione industriale Swissmem. Nonostante il quadro cupo, l'imprenditore vede comunque nella ristrutturazione di Volkswagen, che definisce «da tempo necessaria», anche una possibile opportunità: se i fabbricanti tedeschi riuscissero a tornare alla redditività potrebbero tornare a pagare prezzi più adeguati per i componenti. «Negli ultimi anni abbiamo cofinanziato le inefficienze di Volkswagen», sostiene Hirzel.

