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Economia
La BNS non modifica né tassi né corso minimo euro
Redazione
13 anni fa

La Banca nazionale svizzera (BNS) non modifica il corso della politica monetaria, lasciando invariato il tasso direttore e la soglia minima di cambio di 1,20 franchi per un euro. La fascia di oscillazione del Libor a tre mesi, tasso di riferimento dell'istituto di emissione, resta così allo 0-0,25%. Il franco svizzero rimane ancora sopravvalutato, ma nei prossimi trimestri dovrebbe indebolirsi ulteriormente, ha affermato oggi a Berna Thomas Jordan, presidente della direzione della BNS. Tuttavia i rischi di nuove pressioni repentine non vanno esclusi. Nel contesto attuale di tassi di interesse bassi, la soglia minima di cambio rimane quindi il principale strumento per conservare un contesto monetario appropriato, ha osservato Jordan rivolgendosi ai media. Un apprezzamento della valuta elvetica minaccerebbe la stabilità dei prezzi e avrebbe gravi conseguenze per l'economia del paese. La banca ha ribadito di essere disposta ad acquistare divise in misura illimitata per far rispettare il tasso minimo di cambio e se necessario a fare ricorso a misure supplementari. L'economia mondiale nel primo trimestre 2013 ha registrato un'evoluzione più moderata del previsto. Nella zona euro è proseguita la recessione. Negli Stati Uniti il rilancio è modesto e in Cina la congiuntura ha perso vigore. In Svizzera l'economia si è temporaneamente ripresa nel primo trimestre, in linea con le attese. Il prodotto interno lordo è aumentato del 2,3% in termini annualizzati, portando la crescita a un livello più alto rispetto ai vicini, ha rammentato Jordan. Lo scarto è spiegato in primo luogo con l'evoluzione della domanda interna. L'espansione è stata stimolata dai consumi privati e dagli investimenti in immobili residenziali. Componenti della domanda che beneficiano dell'andamento relativamente robusto sul mercato del lavoro, del flusso migratorio tuttora forte e delle condizioni vantaggiose di finanziamento, ha spiegato Jordan. Per quanto riguarda le esportazioni invece non emergono segnali durevoli di ripresa. Inoltre le imprese svizzere si mostrano esitanti in materia di investimenti. Secondo le informazioni provenienti dall'inchiesta trimestrale dei delegati della BNS alle relazioni con l'economia regionale, tale atteggiamento prudente dovrebbe proseguire nei prossimi tempi. Per il secondo trimestre i vertici della BNS si attendono un indebolimento sensibile del tasso di espansione. Complessivamente per l'intero 2013 la BNS conferma le previsioni precedenti di una crescita compresa tra l'1 e l'1,5%. I rischi per l'economia svizzera rimangono elevati e derivano in primo luogo, come finora, dal contesto internazionale. Un indebolimento della dinamica congiunturale mondiale non può essere escluso. L'andamento della crisi finanziaria e del debito sovrano nella zona euro rimangono incerti. Sui mercati internazionali possono insorgere nuove tensioni. In Svizzera gli squilibri che si sono formati sul mercato ipotecario e immobiliare minacciano di accentuarsi, vista la prolungata fase di tassi di interesse eccezionalmente bassi, scrive la BNS in una nota. Nel suo rapporto annuale sulla stabilità del mercato finanziario la BNS consiglia agli istituti di credito estrema prudenza nella politica di concessione dei mutui. Vi sono infatti segnali che fanno pensare che il prezzo degli immobili si trovi a un livello che non sarà sostenibile. Se i rischi del settore dovessero ulteriormente aumentare la Banca nazionale fa sapere che non esiterà a intervenire con ulteriori misure. Su mandato della BNS il Consiglio federale ha deciso di attivare il cosiddetto cuscinetto anticiclico di capitale: questo potrebbe essere potenziato. L'istituto di emissione segue da vicino la situazione nell'ambito del conflitto fiscale che oppone le banche svizzere alle autorità americane. Non prende tuttavia parte ai negoziat

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