
La Banca nazionale svizzera (BNS) ha deciso di escludere dal suo portafoglio le azioni di società le cui attività sono discutibili sul piano etico. L'istituto di emissione monetaria non precisa tuttavia quali siano le imprese interessate. La direzione generale della BNS rinuncia a detenere azioni di società "che fabbricano armi vietate sul piano internazionale, che violano gravemente i diritti umani o che provocano sistematicamente gravi danni all'ambiente", ha scritto la banca centrale elvetica in una presa di posizione odierna. L'informazione è stata rivelata oggi da vari media. Il presidente della BNS Thomas Jordan si è espresso sul tema ieri, a margine di una conferenza a Zurigo tenuta davanti alla locale Società di economia pubblica. La BNS ha investito massicciamente nelle azioni dopo l'introduzione di un tasso fisso di cambio di 1,20 franchi per un euro. A fine settembre, essa deteneva azioni di imprese per circa 70 miliardi di franchi, ciò che corrisponde al 16% del suo portafoglio. La Banca nazionale svizzera non effettua una selezione attiva e non detiene alcuna azione in banche medie o grandi, al fine di evitare ogni conflitto di interesse. L'istituto di emissione esamina regolarmente la questione se escludere o no dalla sua gamma di investimenti azioni supplementari, si precisa nella presa di posizione. La BNS non intende esprimersi più nel dettaglio sull'attuazione della sua politica di collocamento. Per quanto riguarda i fabbricanti di armi, la banca centrale elvetica afferma di applicare le convenzioni internazionali. La puntualizzazione della BNS fa seguito alle rivelazioni dei domenicali, secondo cui l'istituto di emissione possiede titoli di imprese americane attive nel settore della difesa, quali fabbricanti d'armi o di sotto-munizioni.
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