
La Banca nazionale svizzera (BNS) prosegue la sua lotta contro l'inflazione e inasprisce ulteriormente la sua politica monetaria, ma in maniera meno marcata: il tasso guida viene accresciuto di 25 punti base all'1,75%. In tal modo si è giunti oggi al quinto intervento verso l'alto nel giro di un anno, per un totale di 250 punti base. E potrebbero seguirne altri: "Per garantire la stabilità dei prezzi a medio termine non è da escludere che potranno rendersi necessari nuovi rialzi del tasso di interesse", ha sottolineato il presidente della direzione Thomas Jordan in una conferenza stampa. È stata anche ribadita la disponibilità della BNS ad agire all'occorrenza sul mercato dei cambi al fine di assicurare condizioni monetarie adeguate; nel contesto attuale sono le vendite di valuta estera ad avere preminenza. Queste ultime hanno contribuito a contenere l'inflazione. In effetti, anche se l'inflazione è diminuita in maniera significativa negli ultimi mesi - lo scorso anno era salita fino al 3,5% - collocandosi in maggio al 2,2%, si situa ancora sopra la banda auspicata, compresa tra lo zero e il 2%, evidenzia la BNS nel suo esame trimestrale della situazione economica e monetaria.
Inflazione tornerà a rafforzarsi
Per quest'anno l'istituto pronostica in media un 2,2%, meno del 2,6% stimato in marzo. L'istituto prevede ancora un tasso dell'1,7% per il terzo trimestre, un valore nettamente inferiore rispetto all'ultima valutazione, ma nel quarto tornerà a salire al 2,0%. Dovrebbe poi risultare più marcata di quanto anticipato tre mesi fa nel 2024 (+2,2% a fronte di un +2,0%) e nel 2025 (+2,1% invece di +2,0%). Ciò sempre ipotizzando che il tasso rimanga al nuovo livello dell'1,75% per l'intero periodo di previsione. Ciò è dovuto a "perduranti effetti di secondo impatto, al rialzo dei prezzi dell'energia elettrica e dei canoni di affitto così come alla più persistente pressione inflazionistica proveniente dall'estero", spiega la BNS, sottolineando che senza il rialzo odierno del tasso d'interesse di riferimento le previsioni per l'inflazione sarebbero ancora più alte.
Nessuna spirale "affitti-inflazione"
In un'intervista all'agenzia AWP, Jordan ha indicato che i membri della direzione generale dell'istituto hanno deciso di fare un passo relativamente piccolo dopo i significativi aumenti in precedenza, nonostante le loro preoccupazioni sull'inflazione, con l'"approccio di gestione del rischio" che la BNS sta perseguendo. "Abbiamo esaminato l'impatto potenziale - ha spiegato -, soprattutto dopo aver aumentato i tassi di interesse in modo piuttosto significativo in passato." Inoltre, ha aggiunto, anche il franco si è apprezzato in termini nominali e, in ultima analisi, pure l'inflazione è chiaramente scesa dall'inizio del ciclo di rialzo dei tassi. "Ciò ci mette in una situazione in cui possiamo procedere più gradualmente", ha spiegato Jordan. La BNS è consapevole del fatto che i canoni locativi continueranno a salire sulla scia dell'aumento del tasso di riferimento, ma ciò non deve rimettere in questione la stretta monetaria. Jordan non teme che si crei una spirale "affitti-inflazione". In ogni caso non c'è modo di evitare un inasprimento della politica monetaria: se i tassi di interesse non venissero aumentati ora ci sarebbe il rischio di un incremento più marcato dell'inflazione, cosa che potrebbe richiedere contromisure più forti in seguito. "Se non combattiamo l'inflazione ora, ne pagheremo il prezzo più tardi", ha detto Jordan.
Crescita modesta
Quanto all'andamento della congiuntura svizzera, la BNS ha confermato le sue previsioni precedenti: quest'anno il prodotto interno lordo (PIL) dovrebbe salire "di circa l'1,0%", come già stimato in marzo. Il PIL, indica l'istituto, "ha segnato una crescita solida nel primo trimestre del 2023. Il settore dei servizi ha acquisito slancio e anche la creazione di valore nell'industria è leggermente aumentata. Il mercato del lavoro si è confermato robusto e il grado di utilizzo delle capacità produttive complessive dell'economia è rimasto buono sino alla fine del periodo considerato". Per il prosieguo dell'anno la BNS si aspetta tuttavia "una crescita modesta. Ad avere un effetto frenante sono la domanda estera contenuta, le perdite di potere d'acquisto dovute all'inflazione e le condizioni di finanziamento più restrittive", viene spiegato. In questo contesto la disoccupazione registrerà presumibilmente un lieve incremento e il grado di utilizzo delle capacità produttive dovrebbe leggermente diminuire. "È chiaro che con l'aumento dei tassi d'interesse l'economia si raffredderà un po'", ha ammesso Jordan parlando con l'AWP. "Tuttavia siamo ancora a un livello molto basso rispetto agli standard storici". L'attuale rallentamento congiunturale è influenzato principalmente dal contesto internazionale. "L'economia globale sta crescendo molto lentamente - ha ricordato - e questo ha un chiaro impatto su una piccola economia aperta come la Svizzera".

