
In Italia, nel 2013 il numero degli occupati si è ridotto a 22,420 milioni, 478mila in meno rispetto al 2012 (-2,1%). È quanto risulta dal dati pubblicati oggi dall'Ufficio italiano di statistica. Simile flessione porta il tasso di occupazione per la fascia 15-64 anni al 55,6%, "molto al di sotto del dato Ue, 64,1%", indica l'Istat. Il tasso di disoccupazione sale al 12,2%, +1,5 punti. Aumenta inoltre il tasso di occupazione per i 55-64enni (da 40,4% a 42,7%) e si riduce per 15-34enni (da 18,5% a 16,3%) e 25-34enni (da 63,8% a 60,2%). Il calo degli occupati nel 2013 - indica l'Istat - "riguarda tutti i settori di attività ma i più colpiti sono costruzioni (-9,3%) e agricoltura (-4,2%)". Diminuiscono i dipendenti con contratto a tempo indeterminato ma anche i dipendenti a termine (-6,1%, in questo caso il numero era cresciuto a partire dal 2010); così l'incidenza dei dipendenti a termine sul totale dei dipendenti scende al 13,2% dal 13,8% di un anno prima. Aumentano gli occupati a tempo parziale (+2,8%) con una crescita quasi interamente "involontaria" perché legata a lavoratori che hanno accettato questa soluzione in assenza di un lavoro a tempo pieno. In calo di 335mila i lavoratori dipendenti, di 143mila gli indipendenti. Perdono dunque occupazione tutti i settori di attività: -89mila unità nell'industria, -35mila in agricoltura, -163mila nelle costruzioni, -191mila nei servizi. Il tasso di occupazione 2013 è al 55,6%, "valore che si mantiene ampiamente al di sotto della media Ue (64,1%)"; quello maschile è al 64,8% (dal 66,5% del 2012), mentre il tasso riferito alle donne è al 46,5% (47,1% l'anno precedente). Rimangono ampi i divari territoriali, con il tasso di occupazione che al Nord (64,2%) è oltre venti punti più elevato di quello dell'area meridionale (42%)". Le persone in cerca di occupazione crescono di 369.000 unità (+13,4%). Il tasso di inattività della popolazione tra 15 e 64 anni, sempre nel 2013, è pari al 36,5% (dal 36,3% del 2012) "ben superiore alla media Ue-28, 28%): "la zona grigia dell'inattività, composta delle persone che pur disponibili a lavorare non fanno ricerca attiva di lavoro, arriva a quasi 3,5 milioni di persone".
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