Cerca e trova immobili
Estero
Italia, maxi frode milionaria sui carburanti
© Gabriele Putzu
© Gabriele Putzu
Ats
2 ore fa
Tre indagati avrebbero importato e commercializzato additivi attraverso società formalmente estere ma di fatto dirette dall'Italia, sottraendo al fisco IVA, accise e imposte dirette per oltre quindici milioni di euro

Hanno importato e commercializzato additivi per carburanti attraverso società formalmente estere ma di fatto dirette dall'Italia, sottraendo al fisco IVA, accise e imposte dirette per oltre quindici milioni di euro (quasi 14 milioni di franchi). Tre gli indagati, tra cui un commercialista di Rapallo.

È quanto hanno accertato i funzionari dell'ufficio Antifrode della direzione territoriale «Liguria» di Adm (Agenzie delle dogane e dei Monopoli) con il supporto di una unità di personale distaccata dalla direzione territoriale Emilia Romagna e Marche, al termine di una attività di indagine coordinata dalla Procura di Genova durata oltre un anno e condotta con l'intercettazione telefonica di otto utenze e una serie di indagini finanziarie che hanno comportato l'esame e l'incrocio dei dati emergenti da oltre 300 mila operazioni bancarie, appostamenti e pedinamenti in diverse regioni del Nord Italia, la perquisizione di sei abitazioni e quattro uffici, il sequestro di 16 dispositivi elettronici e lo sviluppo dei dati da essi estratti a seguito dell'analisi forense condotta da personale specializzato.

L'attività di indagine ha inoltre richiesto il coinvolgimento, tramite l'istituto della mutua assistenza in ambito IVA delle autorità fiscali di otto Stati membri dell'Unione Europea.

I doganieri liguri - secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa italiana Ansa - hanno scoperto l'esistenza di una associazione a delinquere strutturata in Italia e con sede decisionale nell'area del Tigullio che operava tramite tre realtà societarie, una con sede in Italia e le altre due con sedi formali nel Regno Unito e in Svizzera, dedite principalmente all'evasione dell'accisa e dell'IVA e al contrabbando con indebito ricorso all'istituto del plafond IVA.

Le due società estere del gruppo in verità - viene sottolineato da Ansa - sono risultate essere esistenti solo sulla carta e venivano amministrate a Rapallo dove venivano assunte tutte le decisioni gestionali, tenuti i rapporti bancari e conservata la contabilità.

Le merci, acquistate in altri Stati della UE e destinate a essere impiegate come carburanti, venivano introdotte in Italia con documentazione commerciale e di trasporto contraffatta proprio per nascondere la reale natura del prodotto e di far apparire quale luogo di consegna una inesistente sede in Rapallo (Genova) ma in realtà venivano avviate direttamente ai destinatari finali che le ricevevano in evasione d'accisa. Oltre a evadere le accise le società evadevano sistematicamente l'IVA. Tra il 2021 e il 2025 sono stati acquistati prodotti chimici per un controvalore di 15,1 milioni, pari a circa 9.300 tonnellate di prodotto.

Cinque sono le ipotesi di reato contestate agli indagati: associazione a delinquere, contrabbando aggravato continuato, falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici e mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, sottrazione all'accertamento e al pagamento dell'accisa sui prodotti energetici. Tutti i reati sono aggravati dalla transnazionalità. Il giudice delle indagini preliminari (GIP) del tribunale di Genova su richiesta della Procura ha disposto l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti dei tre principali indagati, fra i quali un commercialista titolare della rappresentanza fiscale in Italia delle due società estere che aveva la gestione operativa del gruppo. Il giudice ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca delle disponibilità delle tre società del gruppo, per importi di oltre 15 milioni di euro ciascuna.