
Per l'Italia arriva la prima grande doccia fredda sulla scena internazionale dopo l'esito del voto del 24 e 25 febbraio. Poco dopo le 18.00, a mercati chiusi, la scure di Fitch falcia di un gradino il rating dei titoli di Stato italiani, portandolo a BBB+ da A- con outlook negativo e così l'agenzia si allinea a Standard & Poor's e Moody's, che nei mesi scorsi avevano già abbassato il giudizio sull'Italia. Fitch inquadra il taglio in un panorama di recessione pesantissima. Uno scenario immediatamente commentato dal Tesoro che in una nota dettagliata coglie come la stessa agenzia riconosca "diversi aspetti positivi" legati all'azione di Governo di questi ultimi 2 anni. E soprattutto, via XX Settembre si dice fiduciosa nel fatto che "l'Italia troverà la soluzione politica e proseguirà il processo di riforma in corso". Il downgrade rispecchia "il risultato inconcludente delle elezioni" che "rendono improbabile la formazione di un nuovo governo stabile per le prossime settimane", afferma Fitch, spiegando che i "dati del quarto trimestre 2012 confermano che la recessione in corso in Italia è una delle più profonde in Europa". Avverte poi che "la sfavorevole posizione di partenza e i recenti sviluppi aumentano il rischio di una recessione più protratta e lunga di quanto previsto". Fitch prevede una contrazione del Pil dell'1,8% nel 2013 e vede il debito schizzare vicino alla soglia del 130%, in rialzo dal 125% stimato a metà del 2012. L'agenzia ricorda che "l'Italia ha fatto passi avanti negli ultimi due anni nel risanamento dei conti" mentre le misure già adottate" dovrebbero essere sufficienti per ridurre ulteriormente il deficit di bilancio nel 2013", stimato al 2,5%, ma la lunga recessione "mette a rischio gli sforzi per risanare i bilanci e aumenta i rischi per il settore finanziario" italiano. L'outlook, ossia le prospettive future, è "negativo" e Fitch "non anticipa sviluppi" che possano condurre ad una promozione. Secondo l'agenzia gli sviluppi che potrebbero portare a una revisione dell'outlook a stabile sono "una ripresa economica sostenibile che supporti il risanamento in corso" e "ulteriori riforme strutturali che rafforzino la competitività e il potenziale di crescita". ATS
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