
La crisi economica influisce sfavorevolmente anche sull'industria tessile e dell'abbigliamento. Nel 2008, il fatturato è diminuito del 3,2% a 4,19 miliardi di franchi. Dallo scorso autunno l'entrata degli ordinativi è in discesa. Il volume d'affari nel 2008 è risultato in calo, ma si situa ancora al di sopra del dato del 2006 e può essere definito un buon risultato, ha commentato oggi davanti ai media Max Hungerbühler, presidente di Swiss Textiles, la federazione del ramo. "All'inizio di quest'anno eravamo ancora abbastanza ottimisti", ha affermato. Le nuove commesse però nei primi tre mesi del 2009 hanno subito una contrazione del 15-20%. Nel 2008, il giro d'affari dell'industria tessile ha segnato una flessione del 4,1% a 2,18 miliardi di franchi, quella dell'abbigliamento del 2,2% a 2,01 miliardi. Le esportazioni complessivamente si sono attestate a 4,18 miliardi (-5,1%). Nel ramo tessile è stato rilevato un calo del 7,7% (a 2,05 miliardi). Il settore ha venduto meno su tutti i mercati. L'unica eccezione è rappresentata dal Giappone, che ha messo a segno un balzo del 74,7%. Nelle confezioni, l'export si è ridotto del 2,6% a 2,14 miliardi di franchi. Sul mercato tedesco - il maggiore del comparto - le consegne hanno segnato il passo. Le forniture alla Cina, quarto mercato, sono in rialzo del 70%. Visti i buoni auspici a inizio 2008, le imprese del settore hanno rafforzato gli organici in Svizzera, saliti di 300 a 16'700 (+1,8%). Gli effetti della crisi economica dovrebbero ripercuotersi in pieno sugli affari del 2009, ha proseguito il presidente della federazione, sottolineando che l'industria tessile e dell'abbigliamento non soffrono a causa di problemi strutturali. Visto l'andamento, gli imprenditori sono però costretti ad adeguare le capacità di produzione. Alcune aziende lavorano già a orario ridotto, ha detto Hungerbühler. La situazione migliorerà con il rilancio congiunturale, che non è atteso però prima dela fine dell'anno. ATS
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