
Era una delle notizie più attese dell’ultimo mese e – finalmente – nella notte tra martedì e mercoledì Donald Trump ha annunciato il cessate il fuoco in Iran. Eppure, le incertezze rimangono tante, soprattutto sul fronte economico. I fari sono puntati sui negoziati previsti sabato a Islamabad, con tre fronti caldissimi: il Libano, lo stretto di Hormuz e l’uranio ancora in mano iraniana. Temi complessi che potrebbero fare arenare le trattative. Non a caso oggi i mercati si sono mossi all’insegna della cautela, con greggio e gas in risalita.
Le sorti di Hormuz, in particolare, tengono in bilico le filiere economiche ed energetiche del pianeta. A pesare non sono solo le incognite legate alle tempistiche di una eventuale riapertura, ma anche alle modalità. L’Europa oggi ha chiesto di evitare qualsiasi «pedaggio» davanti al rischio che lo stretto si trasformi in una sorta di salatissimo casello autostradale. L’Iran prevede una tariffa di 1 dollaro a barile: per una superpetroliera, questo potrebbe tradursi in un costo vicino ai 2 milioni di dollari.
«Penso che siamo molto lontani da un ritorno alla normalità» ha commentato ai microfoni di Teleticino Edoardo Beretta, professore titolare di economia all’USI «quella che è stata ottenuta è solo una proroga di due settimane, la stabilità è ben lontana e i mercati lo stanno dimostrando. Un pedaggio, un po' come i dazi in generale, comporterebbe un inevitabile aumento del prezzo finale che si ripercuoterebbe sul consumatore. Quindi, anche in caso di riapertura dello stretto, il costo finale difficilmente ritornerà ai livelli pre-bellici».
Alcune filiere faticheranno di più a riprendersi
Non tutti i prodotti sono uguali: alcuni faticheranno di più a «riassorbire il colpo». In particolare, sottolinea Beretta, «tutto l’indotto che deriva dall’utilizzo degli idrocarburi. Non dimentichiamo che un terzo del commercio mondiale dei fertilizzanti passa da Hormuz. Questo si ripercuoterà sul carrello della spesa e su prezzi e servizi in qualche modo collegati».
Il conto della guerra sarà pagato in modo non omogeneo
«L’Europa è in una situazione particolarmente difficile, soprattutto per il gas naturale liquefatto. Gli USA sono autosufficienti per la produzione di petrolio, ma non dimentichiamo che anche i consumatori americani non sono indenni in questo momento dall’aumento dei prezzi, di qui il malcontento generale che sta serpeggiando».

