
Torna ad allontanarsi la riapertura dei rubinetti del gas russo destinato all'Europa via Ucraina, facendo salire la tensione con l'Unione europea (Ue) alla vigilia dell'incontro dei ministri europei dell'energia: il leader del Cremlino Dmitri Medvedev ha ordinato di non attuare il protocollo sul monitoraggio del transito del metano russo denunciando come "una beffa al buon senso" una modifica dell'accordo da parte di Kiev. Si tratta di una postilla a mano che fa riferimento ad una dichiarazione ucraina circolata oggi nella quale si afferma che Kiev non ha prelevato illegalmente gas, che non ha rilevanti debiti con Gazprom e che Mosca deve pompare una quantità extra di gas per mantenere la pressione nei gasdotti ucraini. Una dichiarazione che "nulla aggiunge o toglie all'intesa firmata da tutte le parti", ha replicato in serata la Commissione Europea, dopo aver ammonito che "non c'é più alcun motivo per ritardare ulteriormente il ripristino delle forniture di gas". Ma la postilla, che appare quantomeno un'ingenuità diplomatica nella mediazione condotta dal premier ceco Mirek Topolanek, presidente di turno dell'Ue, ha mandato su tutte le furie Medvedev e il premier Vladimir Putin. Il primo ha parlato di azioni con una "natura espressamente provocatoria e distruttiva", il secondo ha telefonato al presidente della commissione europea José Manuel Durao Barroso definendo "inaccettabile" ogni emendamento unilaterale e proponendo di inviare rappresentanti russi, compresi quelli di Gazprom, alla riunione straordinaria di domani tra i ministri dell'energia dell'Ue. Mosca aveva cominciato fin dal mattino a fare melina lamentando di non aver ancora ricevuto "tramite canali ufficiali" copia del protocollo firmato nella notte da Kiev, nel timore che potesse essere diverso da quello sottoscritto ieri dalla parte russa e dalla Ue. "Questo ritarda il nostro lavoro", aveva spiegato Serghei Kuprianov, portavoce di Gazprom, evocando un copione già noto, ossia quello del sospetto di una duplice versione dell'accordo di pace mediato dall'Ue sull'Ossezia del Sud. Ma la Commissione europea aveva incalzato assicurando che "tutte le condizioni poste sono state rispettate" e che "la missione Ue di osservatori ha già raggiunto la maggior parte dei punti assegnati alle varie squadre, il cui lavoro di monitoraggio sta già partendo". Dalla riapertura dei rubinetti, chiusi mercoledi scorso con l'accusa di furti - respinta da Kiev - occorreranno comunque almeno un paio di giorni perché il gas arrivi in Europa. Medvedev ha però ribadito oggi che Mosca è pronta a ridurre o a chiudere le forniture in caso di nuovi prelievi illegali da parte ucraina, confermando il clima di totale sfiducia verso Kiev. Ma la crisi del gas, la peggiore degli ultimi anni, rischia di ripercuotersi con un effetto boomerang sul ruolo di Mosca come partner affidabile della Ue, ricompattando il vecchio continente proprio sulla politica energetica, come sottolinea anche la stampa indipendente russa. Mosca ha già appannato la sua immagine in Occidente con la guerra alla Georgia filo Nato, nonostante avesse buone ragioni. Ora mostra nuovamente i denti con un'altra ex repubblica sovietica uscita dalla sua influenza, ma questa volta la vittima indiretta è l'Europa, rimasta a secco nel bel mezzo di un rigido inverno. Un'Europa impotente, divisa e miope, che non ha saputo prevenire un conflitto annunciato, ma che ora potrebbe accelerare la ricerca di nuove fonti di energia o di nuove rotte energetiche che non siano legate né alla Russia né all' Ucraina."L'Ucraina si ritrova senza gas, la Russia senza transito e tutti e due i paesi perdono rapidamente la faccia di fronte ad un'Europa gelata", sottolinea il quotidiano "Vedemosti". Insomma, la presa in ostaggio dell'Europa non resterà senza conseguenze, secondo i media russi, anche se Mosca è riuscita a mettere sotto tutela europea Kiev e in cuor suo spera di accelerare la costruzione dei gasdotti alternativi "Nord Stream" e "South Stream". ATS
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