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Economia
G7: no protezionismo, sforzo grandi contro crisi
Redazione
18 anni fa

No alle tentazioni protezionistiche che riaffiorano, sì a uno sforzo comune delle potenze industrializzate per affrontare insieme la recessione globale. Il G7 a presidenza italiana, che ha riunito a Roma i ministri delle Finanze e i banchieri centrali delle sette potenze industriali segnando il debutto internazionale del segretario del Tesoro statunitense Tim Geithner, si è svolto all'insegna di un "impegno fortissimo - come ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti - su nuove regole per un nuovo ordine economico" globale. Ecco, paese per paese e istituzione per istituzione, i punti più importanti portati al G7, in vista del G20 di Londra del 2 aprile: qui il Financial Stability Forum, forte del riconoscimento di un ruolo crescente nel combattere la crisi su scala globale, porterà la sua ricetta, imperniata - ha spiegato Draghi - su tre punti: "più capitali, più riserve e standard più rigorosi". - FMI. L'appuntamento romano è avvenuto all'indomani del crollo della crescita di Eurolandia: nel pieno della crisi, il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, ha detto di aspettarsi una "seconda ondata" di Paesi che chiederanno aiuti finanziari al Fmi. Pieno sostegno al piano di Tremonti per un 'legal standard' che introduce principi comuni di trasparenza anche dal segretario generale dell'Ocse, Angel Gurria. - USA. "Bisogna "lavorare insieme" e "tutti i Paesi devono impegnarsi per il libero commercio": non potrebbe essere più netto il contrasto fra Geithner - l'uomo scelto dal presidente Obama per uscire dalla peggiore crisi economica dopo il 1929 - e i suoi predecessori dell'era Bush, rappresentanti di una Washington che non si era mai voluta legare le mani con i partner internazionali. Il segretario del Tesoro ha anche stemperato la portata della clausola 'buy american' contenuta nel pacchetto di stimolo fiscale approvato dal Congresso Usa. - UE. Dopo tanti impegni, il banco di prova per la messa in pratica potrà essere l'appuntamento allargato del G20, quando - come ha spiegato il commissario europeo agli Affari economici, Joaquin Almunia - sarà indispensabile raggiungere "risultati concreti". Assieme al governatore della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet e al presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, poi, Almunia ha espresso un plauso all'approccio e alle parole di Geithner alla sua 'prima' internazionale. - GRAN BRETAGNA. "Credo che gli Usa siano molto consapevoli dei loro obblighi verso il mondo", ha spiegato il cancelliere dello Scacchiere inglese Alistair Darling. Che, dal canto suo, ha offerto una inedita disponibilità di Londra a dare un ruolomaggiore alle istituzioni finanziarie internazionali e alFinancial Stabililty Forum guidato da Draghi. - FRANCIA. Di fronte all'appello di Geithner, che ha chiesto ai partner misure decise e durevoli per tutta la durata della crisi, è arrivato il sì dell'Europa. Ma senza nascondersi le difficoltà: il ministro delle Finanze francese, Christine Lagarde, ha riconosciuto che "sulla carta sembra un'ottima cosa e i principi sono certamente molto buoni", ma "la cosa essenziale a questo punto è la messa in pratica". E ha sminuito la portata del piano francese di aiuti all'auto: "non é protezionista". - GERMANIA. Toni all'insegna della collaborazione anche dal ministro tedesco Peer Steinbrueck, che in vista della possibile nazionalizzazione di Hypo RE si aspetta di trarre insegnamenti dal piano salva-banche di Geithner. - CANADA. Un richiamo alla concretezza anche quello del Canada: "é un piano ampio, l'intento c'é, la volontà anche. Il problema a questo punto è realizzarlo", ha detto il governatore della Banca del Canada Mark Carney. - GIAPPONE. Altro tema degli incontri, i cambi: "ci sarà cooperazione contro le fluttuazioni eccessive", ha detto il ministro giapponese Shoichi Nakagawa. ATS

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